Non con uno schianto ma con un lamento
È come immagino andrà l'industria dei videogiochi nei prossimi anni: in disperante contrazione mentre gli amministratori delegati festeggiano margini sempre più alti.
Questa è stata una settimana sconfortante, sotto tutti i punti di vista.
La notizia (che insomma, un po’ avevamo già anticipato la settimana scorsa) è che Sony è andata dietro a Rockstar alla velocità della luce e ha detto che dal 2028 i suoi giochi saranno solo in formato digitale e quindi non esisteranno più i dischi da infilare nella propria console. È vero che la transizione verso il digitale è un qualcosa di inevitabile e ormai già ampiamente avviata (nel 2025 il 78% dei giochi acquistati è stato in formato digitale), ma lo è altrettanto il fatto che sia goffa, mal pensata e soprattutto irrispettosa degli utenti.
Perché in questo scenario (che non è tanto diverso da quello attuale, solo peggiore) se un’editore non rinnova un accordo, spegne un server o si stufa di supportare un gioco o un servizio, i tuoi acquisti semplicemente svaniscono. Come ha fatto la stessa Sony non più di qualche giorno fa quando ha rimosso dalle librerie di chi li aveva comprati centinaia di film di StudioCanal perché non ha rinnovato l’accordo di licenza con loro. Io penso sia inevitabile questa direzione, ma sono altrettanto convinto che vada in qualche modo regolamentata.
Magari garantendo il download perpetuo del gioco una volta acquistato, magari garantendo un vero diritto di recesso oppure aprendo ai server privati una volta che un gioco online è dismesso, ma comunque qualcosa per tutelare i consumatori (e la preservazione del gioco) bisogna inventarsela e poi applicarla, perché altrimenti siamo al limite della truffa. E in ogni caso, anche se questa cosa venisse effettivamente fatta, dovremmo considerarlo (come dice Luke Reilly su IGN) il minimo sindacale, non chissà quale favore della mega corporazione di turno.
Quello che a me spaventa di più però è la traiettoria sempre più preoccupante che stanno prendendo Sony (che ha già riconvertito la fabbrica che produce i dischi, che sta pensando ad aumentare i costi di PS Plus pur peggiorando il servizio, che è tornata a parlare di giochi a sviluppo continuo nonostante le tranvate sui denti, che ha fatto una pernacchia a chi ha speso soldi comprando giochi su PS3 e PS Vita) e l’intera industria, a cui pare manchi una reale visione a lungo termine. Traiettoria che per inciso ha preso questa direzione perché Sony non ha un reale competitor nelle console casalinghe, e quindi può permettersi di tirare la corda quanto vuole perché tanto la gente solo là può giocare.
Ma quanto può durare ancora? Quanto la gente può farsi andare bene spendere sempre di più per console che offrono sempre meno? Che non offrono nemmeno più, e nemmeno lo nascondono, la proprietà dei giochi comprati?
Alzare costantemente i prezzi delle console anziché abbassarli salva il trimestre fiscale successivo, ma alza sempre di più la barriera d’ingresso, il che porterà inevitabilmente a una contrazione del pubblico, che a sua volta favorirà nuovi aumenti di prezzi e così via. Anni fa bastavano forse 200€ per comprarsi una PS2 a fine vita con uno dei suoi GTA, mentre tra due anni ne serviranno 1000 per prendersi una PS5 (con forse già PS6 in vendita) con l’ultimo GTA disponibile.
E anche se sembra una cosa marginale, non avere un disco fisico elimina totalmente il mercato secondario, che non è quello in cui si rivendono le collector edition a prezzi folli, ma quello che permette di comprarsi su Vinted o eBay dei giochi di qualche anno fa per giocarci con i propri figli, o che permette alla famiglie che faticano a comprarsi una console di farsi prestare i giochi dagli amici o di noleggiarli nelle biblioteche.
Nell’arco di una sola generazione i videogiochi si stanno trasformando da un bene di massa a un bene di lusso, e mi dispiace ma io in questo non riesco a vederci niente di buono. Nessun processo che esclude intere categorie di persone può mai essere visto come qualcosa di positivo.
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Sembra che settimana prossima si saprà qualcosa in più di questo atteso “reset” (cioè di tagli, chiusure, lacrime e sangue) di Microsoft, che cerca di capire cosa fare del suo futuro. Nel frattempo però il sindacato dei dipendenti di Xbox promette battaglia, perché i soldi ci sono, solo che l’azienda decide di destinarli altrove.
Shuehei Yoshida, una delle figure più influenti del passato di PlayStation, non è particolarmente soddisfatto delle Steam Machine. Credo la voglia “almeno tre volte più potente di così”.
Lo so che è un’argomentazione fallace, però adoro la misurazione di Aftermath nel dire che se non siamo i legittimi proprietari dei giochi che compriamo allora il piratarli non è certamente un furto. AHRRR!
La ricerca del MMORPG perfetto.
Voi lo sapete perché i pokémon pronunciano solo il loro nome?
Una discussione molto interessante in due parti (prima l’intervento di Nicholas O’Brien, che è il fondatore di Essay Games e poi la risposta di Bruno Dias, che è uno sviluppatore) sull’illusione della scelta data al giocatore nelle scelte multiple.
Feed It è un gioco horror italiano che parla di violenza familiare che sembra molto interessante.
Onimusha: Way of the Sword è stato anticipato ed esce ora il 4 settembre, non a fine mese come invece era inizialmente previsto. Molto bene.
Polygon è nel pieno della Spicy Takes Week, una settimana in cui si tirano fuori opinioni scomode e impopolari. Un esempio? Per James Ford sarebbe anche ora di dire dopo 8 anni che Red Dead Redemption 2 è un gioco terribile.
Anche i metroidvania possono essere “cozy”, cioè comodoni.
Va bene (benissimo) Baldur’s Gate 3, ma si può fare molto di più nella rappresentazione degli orientamenti sessuali nei giochi di alto profilo.
Quando i miei figli mi chiedono qual è il mio pokémon preferito io gli rispondo che sono sempre indeciso tra Psyduck e Magikarp. Che sono due bidoni totali. Ma so che non sono l’unico a cui piacciono i pokémon scarsi.

Testi Manifesti e Karen dei Superquattro di Johto maestri di vita.
A posto così, al prossimo barile!
ALTRA SANTA PAZIENZA:
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