Il disco di Schrödinger
Siamo in un'era nella quale quando si compra un videogioco, nella scatola il disco potrebbe esserci come non esserci.
Questa settimana partiamo subito con il barile esplosivo che sono stato in vacanza.
Ma poi, secondo voi, con cosa avrei dovuto aprire? Con l’ennesimo aumento di prezzo di una console che di fatto non è quasi più distribuita? Con i prezzi (e le recensioni) delle Steam Machine, che certo non saranno dei competitor delle console ma che alla fine, forse forse, possono pure permettersi di non esserlo? Con i tech bro che stanno devastando pianeta, economia e tecnologia di consumo pur di spingere l’AI? Oppure con l’ennesima notizia sui licenziamenti in Bungie che hanno raso al suolo il team che ci aveva regalato Destiny? Quindi insomma, meno male che almeno ero al fresco in montagna.
Il fatto che GTA VI sarà sostanzialmente un gioco solo digitale (e che prima o poi gran parte degli altri editori seguiranno il suo esempio, cosa che per inciso sta già succedendo) rende ancora più delicata e importante la questione sul possesso dei beni digitali, che ormai è ampiamente sfuggita di mano (spiegato in breve: quando si compra un gioco digitale non si sta realmente comprando il gioco, ma solo la licenza per utilizzarlo, che il suo editore può sostanzialmente revocare quando vuole, chiudendo per esempio i server di un titolo solo online).
Tra l'altro, per certificare la bizzarria dei tempi in cui viviamo, Insomniac ha invece assicurato che chi compra la versione fisica di Marvel’s Wolverine dentro la scatola ci trova il disco e non il codice, come invece succederà per GTA VI. Cioè, siamo arrivati al punto che si deve rassicurare sul fatto che se compri il gioco, effettivamente dentro ci trovi il gioco.
Sony ha detto di aver rimosso da PlayStation Store diversi giochi che vengono definiti “shovelware” (cioè quella paccottiglia che riempie gli store ed è solitamente improponibile o utile solo per racimolare trofei), tra cui quelli dell’editore brasiliano Afil Games. La rimozione è seguita a un cambio delle linee guida per la pubblicazione dei giochi, di cui però non si conoscono i dettagli. Non è la prima volta che Sony fa un po’ di pulizia su PlayStation Store: a gennaio aveva per esempio rimosso centinaia di giochi dell’editore ThiGames.
Una lista di giochi, personalità e iniziative per supportare gli sviluppatori neri, visto che lo scorso 19 giugno era il Juneteenth, cioè l’anniversario della fine della schiavitù negli Stati Uniti.
Non ci crederete, ma c’è un’altra puntata di Day One, che parla del day one di Deus Ex, che è uscito lo stesso giorno (ma non lo stesso anno) di Super Mario 64. Penserete: ma perché non l’avete su Mario 64 che magari interessava a qualcuno? Perché siamo così, un po’ punk, un po’ anticonformisti e molto poco organizzati, e non ci abbiamo proprio pensato. Potete ascoltarla qua su Substack, ma pure su Spotify o dove preferite.
Se oltre che appassionati di videogiochi siete anche sportivi o addirittura atleti, va benissimo lo stesso.
Per Tim Sweeney, capo di Epic nonché uno dei più grandi sostenitori dell’uso libertino e sconsiderato dell’AI, è “davvero irresponsabile” che gli sviluppatore debbano indicare su Steam che un gioco ha al suo interno elementi creati con l’intelligenza artificiale. Cioè, ha proprio detto “irresponsabile”. Tim Sweeney.
Chi a Shibuya, uno dei 23 quartieri di Tokyo, decide di lasciare una parte delle proprie tasse all’interno del quartiere (come se qua in Italia poteste donare l’8 per mille alla zona della città in cui vivete) riceve quest’anno alcuni oggetti in game di Final Fantasy XIV.
Se anche voi un millennio fa siete finiti sotto con Everquest, questo pezzo fa per voi.
C’è una discreta maretta all’interno di Kadokawa, l’editore di tante cose tra cui pure FromSoftware. Nelle scorse settimane, in una mossa degna di Succession, il suo più grosso investitore ha provato a far rimuovere l’amministratore delegato, che però questa volta l’ha sfangata. Uno dei motivi citati a sostegno di questa manovra è proprio l’incapacità di sfruttare a dovere le IP di FromSoftware, Elden Ring in testa.
Qua ho scoperto, tra le altre cose, che i giochi di kart si possono chiamare anche “mascotte racer”. Mattia Ravanelli non me lo aveva mai detto.
Visto che siamo in clima mondiali, qua c’è la storia del gioco che si è chiamato FIFA per mille anni e che ora si chiama EA FC.
A posto così, al prossimo barile!
È vero, il podcast lo abbiamo fatto su Deus Ex, ma comunque ai 30 anni di Super Mario 64 abbiamo dedicato un numero di Day one.




