Il film di Super Mario Galaxy
Che non è né giusto né sbagliato: è solo il film di Super Mario Galaxy.
Il film di Super Mario Galaxy è una cosa grossa per tanti motivi: lo è per il miliardo abbondante di dollari che raccoglierà al botteghino, lo è per la generazione di nuovi appassionati che probabilmente creerà (o che quantomeno contribuirà a convertire al credo di Mario), lo è per quanto se ne parlerà nei prossimi mesi e per quanto vedremo gadget, stroffi e sorprese dell’Happy Meal in giro per casa o su Vinted a prezzi stratosferici.
Ma soprattutto, è importante per chi va al cinema e non è ancora totalmente ricoperto di disincanto e cinismo, per cui vedere così tante cose legate a Mario in così poco tempo e spazio potrà generare genuina meraviglia, e una continua rincorsa a capire chi-o-cosa-viene-da-che-gioco.
La scorsa settimana sono andato a vederlo con Mattia Ravanelli, l’altra metà di Santa Pazienza, e tutti i bambini che avevamo a portata senza che polizia e magistratura avessero ragione di mobilitarsi. Ci siamo trovati al cinema, abbiamo impedito ai nostri figli di convincerci che spendere 42,99 € per un secchiello di plastica per i popcorn a forma di Yoshi fosse qualcosa di assolutamente necessario per la nostra vita, e dopo due ore siamo usciti dalla sala ragionevolmente soddisfatti.
Di cosa si sta parlando
Super Mario Galaxy - Il Film è il seguito di Super Mario Bros. - Il Film, uscito nel 2023 e prodotto (come questo) da Nintendo e Illumination Studios, che sono quelli dei Minions, per capirci. Anche se il film ha lo stesso titolo di quello che è forse il più bel Mario in 3D, i punti di contatto finiscono qua: c’è Rosalinda, che è chiaramente destinata ad avere un posto fisso nel futuro della serie, ci sono gli sfavillotti e c’è tanto dell’immaginario del gioco uscito per la prima volta su Wii nel 2007, ma la storia che racconta non c’entra nulla con il gioco. Nel caso foste curiosi di sapere cosa raccontasse Super Mario Galaxy (il gioco), abbiamo un Elia in grande spolvero pronto a venirvi in soccorso e una Emma disturbatrice in sottofondo:
Ora, dimenticate quello che ha detto Elia (nel caso comunque lo abbiate capito) e ripartiamo da zero: nel film di Super Mario Galaxy la storia comincia quando Bowser Junior rapisce Rosalinda e uno degli sfavillotti a cui fa da madre chiede aiuto a Peach, che parte così in un’avventura spaziale (nel senso di “ambientata nello spazio”) tanto bella da vedere e dal ritmo altissimo quanto leggera e priva di alcuno spessore emotivo.
In generale il film non è piaciuto granché alla critica ma tantissimo al pubblico, che lo ha trasformato nella migliore apertura dell’anno per un film di Hollywood e che gli farà incassare verosimilmente quanto (se non più) del primo film, che nel 2023 aveva tirato su 1,3 miliardi di dollari. Insomma, che piaccia o no, questo sarà uno dei tre o quattro film più visti dell’anno, e se state leggendo Santa Pazienza c’è una grande (quando non enorme) possibilità che lo abbiate già visto o che stiate pensando di andare a vederlo perché o siete cresciuti con Nintendo, o avete delle figlie e dei figli che in un modo o nell’altro vi ci porteranno.
Ecco, questa secondo me è intanto la prima cosa da fare per inquadrare nel giusto modo il film, e cioè capire le persone a cui è rivolto:
I mega appassionati della serie, che vogliono vedere quante più citazioni possibili.
I bambini, che magari hanno giocato ad alcuni giochi della serie e anche loro possono vedersi un film d’animazione nel quale riconoscere personaggi ed elementi.
Futuri videogiocatori o genitori di futuri videogiocatori che magari prenderanno il film come scusa per comprarsi ora un gioco di Mario immediatamente disponibile oppure uno di qualcun altro nell’immediato futuro, come successo per il primo film e Donkey Kong Bananza.
La giuria di Cross Gen
Intanto non è una giuria, perché i due novenni (Emma e Alessandro) e il seienne (Elia) che la compongono sono nella fase in cui non è che stanno lì a spaccare troppo la fava sugli archi narrativi, la continuity e l’evoluzione dei personaggi, ma sono più in quella nella quale un cestello enorme di popcorn è almeno metà del loro apprezzamento per un qualsiasi film.
Appena usciti dal cinema il loro entusiasmo era evidente: Elia anche durante la proiezione non ha smesso un secondo di dirmi dove aveva già visto questo o quel personaggio (ormai ne ha già giocati un po’ di avventure di Mario), e quando è apparso Yoshi (che è da sempre il suo personaggio preferito) si è genuinamente entusiasmato. Non ha mai avuto momenti di stanca, di esitazione o di dubbio: il film gli è piaciuto come poche altre cose e lui, che spesso ha momenti di fatica durante un film di due ore, non si è mai staccato dalla sedia. Emma lo ha anche lei molto apprezzato, anche se forse non con il trasporto totalizzante del fratello.
Però insomma a loro è piaciuto senza riserve.
Mattia però una cosa importante l’ha notata: per suo figlio, come per i miei, la voglia di parlarne o commentarlo è passata praticamente subito e dalla sera in cui l’hanno visto non lo hanno praticamente più menzionato. Non che i miei figli, come credo quelli di tutti, siano mai stati particolarmente generosi nel racconto delle loro giornate o esperienze, ma con i videogiochi che gli piacciono non hanno mai lesinato racconti, commenti e aneddoti. Spesso a cena si parla diffusamente di questo o quel livello, che a volte vengono anche mostrati a nonni, zii e amici assortiti. È vero che questa disponibilità non può esserci con un film visto al cinema, ma con quelli che hanno lasciato il segno c’è sempre stato uno strascico, una coda di domande, di richieste, di voglia di approfondire anche tramite altro. Il robot selvaggio, per dire, lo abbiamo iniziato a leggere perché dopo aver visto il film loro ne volevamo semplicemente di più.
L’idea che mi sono fatto è che anche a un livello più genuino e istintivo, il film alla fine lasci davvero poco. Intanto a noi adulti, che lo giudichiamo in base alla nostra esperienza e alle tonnellate di cinema che abbiamo visto prima, e poi ai bambini, che pur godendosi lo spettacolo in quanto tale non riescono a trovare qualcosa a cui davvero aggrapparsi. I personaggi non si sviluppano mai, le cose accadono perché spesso devono accadere e in generale tutto è incredibilmente votato all’azione. Il che non è sbagliato o negativo di per sé, ma non permette di far crescere sentimenti di alcun tipo nei confronti di chicchessia.
E questo però non è un “errore” di scrittura o realizzazione, è proprio una scelta di chi il film lo ha creato. Lo riassume meglio di come lo farei io Giuseppe Giordano su Esquire:
Forse Nintendo non vuole dare uno spessore alla versione cinematografica dei suoi personaggi più famosi, per evitare che crescano al di fuori del perimetro delle produzioni interattive. Quanto visto al cinema non deve avere ricadute su quanto si vedrà nei videogiochi, né deve realizzarsi una pericolosa incongruenza tra i personaggi sul grande schermo e quelli di poligoni o pixel. Quest'ultimo adattamento di Super Mario è tecnicamente monumentale e narrativamente inconsistente, ma forse i fan Nintendo hanno già una connessione emotiva con Mario, sebbene si tratti dell'ennesima cosa esterna al film: sono più di quarant'anni che all'idraulico più famoso dei videogiochi basta la presenza.
E adesso?
E adesso si gioca, ovviamente, che è anche il motivo principale per cui questi film esistono: convincere quante più nuove persone a giocare.
Il primo, e più evidente consiglio, è ovviamente Super Mario Galaxy + Super Mario Galaxy 2 (PEGI 7). Per me sono i due migliori platform 3D di tutti i tempi, ma è anche vero che il mio giudizio vale quello che vale in una newsletter in cui sono i bambini a raccontare le loro esperienze. Per cui lascio fare a loro.
Emma ci ha giocato (li ha finiti entrambi) e ne è rimasta entusiasta: ha adorato il level design, fatto di continue scoperte e trovate, un livello di difficoltà giusto per la sua età e un sistema interno di regole che fa riferimento allo spazio (e quindi ai salti e alla gravità) che non l’ha stancata nemmeno per un secondo.
Anche Elia lo ha finito con gusto, facendosi però aiutare in alcuni passaggi (soprattutto le sfide di velocità) e lo ha apprezzato il giusto, anche se con qualche riserva. Va comunque detto che dipendeva molto dal momento del gioco: alcune sezioni sono andate lisce mentre altre gli hanno causato qualche grattacapo in più, arrivando al punto anche da farlo rinunciare a giocare per qualche giorno. È anche più piccolo di Emma, per cui ci sta che lo abbia saputo leggere e apprezzare meno.
Nel caso, lo potete comprare qua1, oltre che ovviamente dallo store online.
Un altro gioco che potrebbe andare bene, visto il ruolo non secondario del personaggio nel film è Captain Toad: Treasure Tracker (PEGI 3), che però non è un gioco di piattaforme, ma un un puzzle game: ogni livello è un piccolo diorama che si può ruotare a piacimento e che si deve esplorare per trovarne tutti i diamanti (che sbloccano le nuove aree) e la stella, che fa accedere al livello successivo. In questo gioco NON si salta ma si deve solo esplorare e sconfiggere i nemici attraverso l’utilizzo di strumenti (come rape o bombe), e la sfida sta nel trovare tutti gli oggetti nascosti, non nel finire i livelli in poco tempo.
Questo se lo è giocato tutto Elia dall’inizio alla fine: ci sono alcuni enigmi che sono un po’ complessi, soprattutto quando si devono raccogliere tanti diamanti per proseguire, ma allo stesso modo non essendo un gioco d’azione si ha anche tutto il tempo per riflettere bene su quello che si vuole fare o dove si vuole andare, il che è sempre un aspetto estremamente positivo.
Lo potete prendere anche questo su Amazon2 o sullo store di Nintendo.
Ultimo consiglio: Yoshi’s Crafted World (PEGI 3), insiema a Kirby il gioco preferito di Elia. Questo è proprio il perfetto primo videogioco: semplice, permissivo, leggibile sia a livello di meccaniche che proprio di leggibilità letterale (Elia ancora non sa leggere) e in generale è tutto pensato per i più piccoli, perché ogni sua meccanica di base (salti, spari, scontri con i nemici) è basilare ma funzionale, con una dolcissima curva di apprendimento. E poi è bellissimo da vedere: tutto è realizzato e pensato per sembrare un lavoretto di carta, cartone e materiali che si possono trovare a casa o a scuola.
E poi c’è il cagnolone.
Indovinate? Anche questo lo potete comprare qua3.
Quindi, come per tutte le cose, come fate, fate bene:
Se andate e vi piace perché vi solletica la nostalgia e l’alzata di gomito, va bene.
Se ci portate i vostri figli per vedere la meraviglia nei loro occhi, va comunque bene.
Se lo vedete e vi annoia, va bene uguale.
Se lo vedete e vi irrita per quanto è vuoto e per l’occasione persa che vi sembra sia, indovinate? Esatto: va bene.
Infine, bonus per gli adulti: c’è questo notevole episodio di Tintoria con gli attori del cast, perché la monarchia è meglio della democrazia e un Luigi che è molto piaciuto a Luigi.
Ma se lo fate da quel link, io sono un po’ più felice visto che una infinitesima parte ci torna indietro grazie al sistema di referral di Amazon.
Esattamente come prima.
Ma poi voglio dire, se uno ha la possibilità di non lasciare dei soldi a Jeff Bezos, non è il caso di coglierla?






