Tre cose nuove di gennaio
Una piccola selezione di qualcosa che abbiamo visto, letto e fatto nel mese appena trascorso
Una cosa che stiamo leggendo: Il robot selvaggio
Più o meno verso la fine del 2024 siamo andati al cinema a vedere Il Robot Selvaggio: ai bambini è piaciuto ragionevolmente (più a Emma che a Elia, come al solito visto che è un borbottone) mentre noi, come da tradizione quando si vedono storie sulla genitorialità, ci siamo fatti prima dei grandi piantoni e poi lo abbiamo adorato senza limiti. Racconta la storia del robot Roz, che si ritrova su un’isola abitata da soli animali con cui impara pian piano a interagire, sviluppando sentimenti materni.
Il robot selvaggio è il primo libro di una serie scritta da Peter Brown e pubblicata in Italia da Salani, che comprende anche La fuga del robot selvaggio e La missione del robot selvaggio. È una storia per bambini (dai 7 anni in su secondo me va benissimo) che fa quello che fanno tutte le storie universali che sanno fare il loro: raccontano una storia molto specifica per parlare di altro, in questo caso amore, accettazione e più avanti appartenenza. Il libro è diviso in capitoli molto brevi che sono perfetti per scandire il tempo di una lettura pre-nanna (è come lo stiamo leggendo noi, una decina di capitoli alla volta ogni sera prima di addormentarsi) ed è illustrato dallo stesso Brown.

Non è propriamente un libro illustrato, nel senso che la parte testuale è preponderante e le illustrazioni servono solo a puntellare il racconto o il raccordo tra i diversi capitoli. La storia ha un ritmo che funziona, anche quando si prende una pausa per descrivere il mondo in cui vive Roz: nei primi capitoli, quelli in cui c’è la descrizione dell’isola, succede molto poco, ma i bambini sono sempre stati estremamente interessati, nonostante questo tipo di fruizione per loro sia abbastanza nuova (a parte qualcosa di Roald Dahl non sempre siamo riusciti a finire i libri letti a entrambi in questo modo).
Elia, il più critico1 dei due, si è comunque preso bene, e ultimamente è lui a ricordarci che dobbiamo proseguire nella lettura. Quando leggo (io sono in camera loro su una poltrona e loro nei letti), si tira sempre su e ascolta appassionato, chiedendo di vedere il libro a ogni pagina per vedere se ci sono nuove illustrazioni.
Il robot selvaggio è un libro delicato, dolce e avventuroso nel quale non viene risparmiato anche qualche momento più tragico o significativo, che però è raccontato con la giusta intensità, così che non scivoli via senza peso ma che al contempo lasci un alone di tristezza, perché nella vita, come sull’isola di Roz, le cose brutte succedono, e la cosa importante è come reagiamo ad esse.
Un gioco che abbiamo fatto insieme: Just Dance
Just Dance in casa nostra è uno di qui giochi sempre pronti ad essere avviati. E non tanto per i bambini, ma per Lorena, che è una delle più grandi estimatrici mondiali. Ogni tanto ci è capitato di giocarci insieme ma i bambini sono sempre stati estremamente freddi e si sono sempre limitati al massimo a guardare dal divano. Nelle ultime settimane però in Emma deve essere avvenuto uno switch che l’ha portata a proporlo e a giocarci per un tempo lunghissimo.
A Lorena non sembrava vero.
Credo abbia provato lo stesso senso di orgoglio e convinzione di star facendo le cose giuste di quello che ho provato io quando Emma mi ha chiesto di provare Super Mario Galaxy.
Stiamo giocando alla versione per Switch, che è per me di gran lunga la migliore: i Joycon sono infatti i controller più adatti, permettendo di evitare quel girone infernale dell’utilizzo dello smartphone come controller. La cosa che più mi colpisce è che Emma non prova a fare i movimenti giusti per fare più punti, ma “balla”, nel senso più completo e ampio del termine: fa le mossette, i raccordi, gli sculettamenti che fanno parte della coreografia ma che non sono necessari per fare punti. E Elia le va dietro.
Madonna come stanno crescendo.
Una cosa che abbiamo visto: Prosciutto e uova verdi (Netflix)
Mentre eravamo a Berlino abbiamo iniziato a vedere (dopo aver camminato tutto il giorno e al freddo, una volta arrivati in albergo, io e Lorena indossavamo la nostra fascia da Genitori dell’Anno e lasciavamo ai bambini la totale gestione della televisione, really good parenting here!) Prosciutto e uova verdi, una serie animata di Netflix (due stagioni, 23 episodi in tutto) che è l’adattamento dell’omonimo libro (Green Eggs and Ham, 1960) di Theodore Seuss Geisel, molto più conosciuto come Dr. Seuss.
Nonostante praticamente tutti conoscano il Grinch, ho sempre avuto l’impressione che i racconti del Dr. Seuss siano stati fino a qualche decennio fa un corpo un po’ estraneo qui da noi. Poi magari mi sbaglio, ma le nostre fiabe e i nostri libri illustrati sono sempre stati altri, e quell’immaginario così particolare mi sembra sia diventato comune e conosciuto in Italia solo in tempi recenti, e principalmente al cinema grazie a Ortone e il mondo dei Chi, Il gatto… e il cappello matto o Lorax.
Prosciutto e uova verdi è una serie animata di alto profilo (considerando che è prodotta da Ellen Degeneres e ci sono dentro come doppiatori anche Michael Douglas e Diane Keaton) che prende il libro originale del 1960 (che è composto peraltro dalla ripetizioni di sole 50 parole) e lo rielabora in una storia molto più grande, organica e complessa a metà tra la buddy comedy e il road movie.
Elia e Emma lo hanno adorato dal primo episodio. Sia per l’immaginario tutto matto che per noi è un po’ una novità, sia per la facilità con cui si può seguire (è una storia orizzontale in cui però ogni puntata ha una progressione semplice da seguire con un ritmo perfetto) e ci si può appassionare alla storia. Che ci sia poi il messaggio a tanti livelli di lettura non ve lo devo nemmeno dire (lo riassumerei in un rapidissimo “non dire che una cosa non ti piace se non l’hai prima provata”), anche perché poi quanto lo si può assorbire dipende troppo dall’età e dall’attenzione del bambino, ma i miei si sono presi così bene che si sono fiondati sulla seconda stagione senza nemmeno pensarci, così su come altri film ispirati ai racconti del Dr. Seuss.
Abbiamo fatto, ciao!
La newsletter che hai appena letto è stata riletta e corretta da Marco Bielli, che nonostante viva a Torino ha fatto anche cose buone.





