Lasciamo i dati di vendita agli analisti
Che tanto mica ci aiutano ad apprezzare di più un gioco. Questa settimana: l'ambizioso piano di Marathon, la pernacchia di eBay, i giochi cancellati di Amazon e Sega.
È da quando è uscito che sto giocando praticamente solo a Saros. Come da tradizione, essendo un gioco che richiede una certa tecnica, procedo a tentoni e con lentezza, ma comunque sempre con soddisfazione. Se ci state giocando e siete curiosi di sapere dove sono arrivato, sono all’Architetto, un boss di una bellezza quasi abbagliante.
Saros è bello, veloce, impegnativo ma comunque capace di non renderti la vita impossibile, ispiratissimo dal punto di vista artistico. È uno di quei giochi che una volta che ti ha agganciato non ti consente di pensare ad altro, una di quelle ossessioni che sai che prima o poi passeranno, ma che non hai alcuna fretta che succeda.
Cercando materiale per questa Barili ho visto che Eurogamer aveva una notizia in homepage (riportata ovviamente poi da diverse altre testate) sulle vendite del gioco e, in maniera un po’ automatica, me l’ero messa da parte per riportarla poi qua. Ma poi ho letto un commento di Luke Plunkett su Aftermath (siano benedetti entrambi) che parlava proprio della questione (peraltro già affrontata in passato, sempre da lui), il cui punto saliente è sostanzialmente questo:
…leggere cose del genere [cioè i dati di vendita di un gioco] può influenzare l’idea che ci si fa del gioco, dello studio che lo ha fatto, della piattaforma su cui viene giocato, e tutto questo non ha alcun impatto sull’effettiva esperienza di gioco.
E anche se ci piace pensare di non essere influenzabili dal mondo esterno, la verità è che lo siamo, e pure tanto, ma spesso nemmeno ce ne accorgiamo. In questo caso, il processo mentale è quasi automatico e figlio di quella convinzione malsana per cui tutto debba essere per forza un successo incredibile: se i voti non sono altissimi, se le vendite non sono stellari e se l’apprezzamento non è unanime allora forse c’è qualcosa sotto, allora forse meglio aspettare o addirittura passare oltre. Non siamo azionisti, investitori o editori, dice ancora Plunkett, per cui queste informazioni non ci devono assolutamente interessare, altrimenti finiranno inevitabilmente per farci sviluppare un pregiudizio (di qualsiasi tipo), rovinandoci l’esperienza di gioco.
Sta a noi che i videogiochi li raccontiamo filtrare queste informazioni, decidere che non arricchiscono in alcun modo il discorso sui videogiochi e che quindi è il caso di passare oltre. Scrivere di videogiochi non vuol dire riportare tutto quello che si riceve nella casella mail o si vede in un feed di notizie, ma contribuire a rendere il discorso il più maturo e meno tossico possibile.
Quindi insomma, se pensate che Saros possa piacervi, compratevelo.
Prima del resto, come al solito, un barile esplosivo:

eBay ha risposto alla “proposta di acquisto” a Game Stop con una grande pernacchia (ma dai?).
Mentre Jeff Bezos cerca di sembrare figo pagando il Met Gala, la sua azienda licenzia decine di migliaia di dipendenti, cancella giochi (in questo caso il gioco di ruolo online sul Signore degli Anelli al quale stava lavorando) e obbliga i suoi studi a usare l’AI per svilupparli. Salvo poi chiuderli comunque.
Double Fine è l’ultimo studio tra quelli di Microsoft a decidere di sindacalizzarsi.
Lunchb0xGaming sta facendo questa bellissima serie di video nella quale cerca di rintracciare quali sono i videogiochi che ogni tanto appaiono nelle scene di film e serie TV, spiegando perché a volte sembrano così terribili (spoiler: per pagare meno diritti le case di produzioni vanno a recuperare prototipi o giochi di sviluppatori falliti).
A proposito di giochi cancellati, anche Sega ha detto di aver rinunciato allo sviluppo del suo Super Game, un progetto (molto) fumoso che avrebbe dovuto mettere insieme tutte le tecnologie e le proprietà intellettuali di Sega in un unica mega produzione capace di “rompere le barriere dei videogiochi”. Sono quasi sollevato perché ogni volta che la cosa veniva fuori io non riuscivo a pensare ad altro che a Dwight e al suo MEGA DESK.
Politidex è Pokémon GO ma al posto dei Pokémon ci sono i politici del Regno Unito.
Il 93% dei giochi venduti da Capcom è digitale.
Ora il termine si usa ovunque, ma all’inizio con “filler” si intendevano quegli episodi (o addirittura stagioni intere) degli anime che raccontano storie originali e che permettono all’autore del manga di proseguire con la storia così che lo possa fare poi anche l’anime. Negli anni, visto anche la qualità spesso altalenante delle loro storie, il significato di filler si è esteso e ora lo si utilizza per ogni episodio che non porta avanti in maniera convincente la serie, o che magari racconta qualcosa di totalmente scollegato. In ogni caso, non tutti sono terribili, e anzi, alcuni sono proprio ottimi.
Mixtape e la nostalgia.
È uscito Forza Horizon 6, che vi fa fare vroom vroom in Giappone.
PlayStation non sta andando benissimo perché le vendite di PlayStation 5 non sono alte come Sony sperava e perché la perdita di valore di Bungie ha avuto un impatto notevole sui libri contabili. Destiny 2 infatti è un po’ che fatica e Marathon al momento se la passa ancora peggio, anche se non ha alcuna intenzione di mollare ma anzi ha tutto un suo piano per rilanciarsi. Speriamo (davvero) che ci riesca.
Arjan Brusses (Epic Games, Guerrilla Games) vuole creare un motore grafico “europeo” che possa essere alternativo ai software statunitensi e cinesi. Quello della dipendenza europea nei confronti della tecnologia statunitense è un problema enorme.
A posto così, al prossimo barile!




il parere di di marco sullo stesso tema https://insertcoinnews.substack.com/p/ps5-nintendo-switch2-vendite-previsioni