La verità è che non gli piaci abbastanza
Shigeru Miyamoto ha annunciato un nuovo Star Fox, il solito Star Fox 64. Perché tutte le serie di Nintendo sono uguali, ma alcune sono più uguali di altre.
Per bocca di Shigeru Miyamoto, Nintendo ha ribadito qualche tempo fa (ho controllato, sono passati tredici anni) che un nuovo F-Zero si farà solo quando ci sarà un’idea di gioco forte a fare da scheletro. Senza quella, F-Zero sarebbe solo un ammasso gelatinoso di nostalgia, con tutta probabilità troppo simile alle poche versioni di se stesso che sono già esistite.
Nintendo ha dimostrato nell’ultimo paio di decenni di essere vittima di un’ossessione, quella per le idee. Quando si capisce che la maggioranza dei giochi che appartengono alle più note serie di Nintendo vengono costruiti attorno a delle trovate inedite, si sarebbe spinti a pensare che sia un’ottima cosa. Che si tratti di un percorso virtuoso utile per tenere a bada la ripetitività che potrebbe alimentare l’irrilevanza di un mondo di gioco e dei suoi personaggi. Eppure non sono convinto che sia tutto così facile, tanto da aver definito quella di Nintendo non una risorsa, ma un’ossessione.
Quelle su cui Nintendo costruisce alcuni dei suoi videogiochi spesso sono idee balzane, delle trovate un po’ strampalate. Possono funzionare sorprendentemente bene o rendere cocciutamente convoluto il sistema di gioco, che si piega all’esigenza di accogliere una di quelle idee fino a farsi venire un mal di schiena epico. Il confine tra la rispettabile e auspicabile tendenza a non rimanere fermi sul posto e la cocciutaggine con cui si sente di dover (o voler) dimostrare qualcosa, non è poi così definito. Uno dei casi più recenti in cui un’idea di gameplay arzigogolata ha finito per appesantire l’impalcatura generale di un gioco che probabilmente non aveva bisogno di essere reinventata, è quello di Paper Mario: The Origami King (2020). Lì il sistema di battaglie a turni era stato trasformato in una sorta di gioco d’azzardo con elementi da puzzle game: se lo chiedete a me, il risultato è stato pessimo.
La serie Paper Mario è una di quelle che si presta di più a testimoniare quello che sto dicendo. Se fosse chiamata a deporre di fronte alle forze dell’ordine del videogioco semplice e pulito, non la finirebbe più di rispondere alla domanda: “ci dica dove quelli di Nintendo le hanno toccato il gameplay”. Una volta trovata una formula più che apprezzata in Paper Mario e il Portale Millenario (2004), poi in Nintendo si sono dati da fare per cambiarla a ogni nuovo episodio, dall’esperimento tra due e tre dimensioni di Super Paper Mario (2007) agli adesivi di Paper Mario: Sticker Star (2012).
Lo stesso percorso a ostacoli è stato riservato alle serie dei videogiochi dedicati a Kirby o a Yoshi, ma in misura minore a quelle con Link/Zelda e Mario. Con in mezzo i calibri pesantissimi Nintendo ci pensa su due volte prima di mescolare un ingrediente potenzialmente sgradito in una ricetta tanto apprezzata. Questo non ha impedito esibizioni coraggiose del genio che da sempre si riconosce ai laboratori di Nintendo, a partire dalla sorprendente interpretazione del canovaccio del gioco di piattaforme data da Super Mario World 2: Yoshi’s Island (1995) e toccando picchi astrali con Super Mario Galaxy (2007). Super Mario Sunshine (2002) e il suo SPLAC 3000, d’altronde, hanno probabilmente spinto troppo sull’acceleratore del cambio per il gusto del cambio, anche se mi fido dell’onestà intellettuale di Miyamoto (producer), Yoshiaki Koizumi e Kenta Usui (entrambi director) che ritennero utile e sensato farlo. Alla fine, comunque, fu un gioco eccellente e allora a posto così.
The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom (2023), invece, riesce a sbagliare in entrambe le direzioni: aggiunge l’elemento estraneo della costruzione a mano libera di oggetti di gioco e strutture, ma al contempo rimane tanto simile a Breath of the Wild (2017) da poter indurre una sensazione di déjà vu.
Poi c’è Star Fox, appena annunciato. Sarà il remake di Star Fox 64 (1997), anzi già lo è perché con una data di uscita così vicina, 25 giugno, è chiaro che il gioco sia finito e impacchettato. Il gioco è lo stesso di trent’anni fa, o quasi, con in più la definizione dell’immagine e l’aumentata complessità dei modelli 3D assicurate dall’hardware di Switch 2, con cui Nintendo è tornata a santificare il calcolo poligonale e tutte quelle cose lì che sembravano diventate assolutamente secondarie nel ventennio inaugurato dal Wii (2006). Star Fox 64 era già stato rielaborato, mantenendolo sostanzialmente identico a se stesso, nel 2011 con un’edizione rimasterizzata per il Nintendo 3DS.
Di Star Fox ce ne sono stati alcuni, in realtà svariati e con buona probabilità più di quanti non ve ne ricordiate. Con assoluta certezza più di quanti ne servissero. Il primo Star Fox (da noi Starwing) venne pubblicato nel 1993 e rappresentò il punto di arrivo della collaborazione tra oriente e occidente. L’idea e il gioco erano di Miyamoto, che tirò in ballo pure la sua passione per i pupazzi e le marionette nell’elaborare l’estetica dei protagonisti, la tecnologia venne invece messa a punto nel Regno Unito da Argonaut Software, che lavorò sul chip SFX che aiutava il Super NES a muovere un gioco in vero 3D (anche se a pochi frame al secondo).
Poi fu la volta di Star Fox 64, appunto, quindi di Star Fox: Assault (2005) e di Star Fox Command (2006), infine di Star Fox Zero (2016). Nessuno di questi giochi stravolse la struttura fondamentale del gioco, che fu invece espansa in maniera più naturale: nuovi veicoli, missioni a terra, movimenti libero in uno spazio 3D. Nessuno degli episodi di Star Fox andò vicino all’apprezzamento dimostrato da pubblico e critica verso Star Fox 64. Non si può dire, insomma, che Star Fox sia una serie attraverso cui Nintendo ha dimostrato con costanza le proprie indiscutibili capacità. Anzi è vero il contrario. Eppure siamo di nuovo qui, con un altro gioco e qualcuno che già si azzarda a dire che si tratta solo di un test tecnologico il cui tempismo è stato perfettamente calcolato per farsi spingere dall’onda del successo del film Super Mario Galaxy (in cui compare, a sorpresa, proprio Fox McCloud), perché arriverà poi un vero capitolo totalmente inedito.
Ma allora cosa ha in più Star Fox rispetto ai Kirby e agli Yoshi? E perché F-Zero ha bisogno di un’idea forte, quando alla gang di Fox basta l’ennesima edizione rimasterizzata (o remake, fate voi)? Forse la verità è che non gli piaci abbastanza. Che a Miyamoto piaccia moltissimo Star Fox e che a Miyamoto F-Zero non piaccia altrettanto. Che avverte del potenziale inespresso in Star Fox e non molto, o proprio nulla, in F-Zero.
Che il responsabile creativo di Nintendo abbia un debole per le avventure tra le stelle del Fox Team è evidente. Nessun altro gioco di Nintendo, finora, ha goduto di due riproposizioni integrali. Nessun progetto abbandonato è stato addirittura recuperato e reso disponibile a decenni di distanza, tranne Star Fox 2 (previsto in origine per il Super NES e riapparso nella memoria del Nintendo Classi Mini: Super NES nel 2017). Star Fox Zero ha addirittura goduto della bizzarra presenza di uno spin-off, Star Fox Guard, pure allegato come disco aggiuntivo all’edizione fisica di Star Fox Zero. Eravamo nell’epoca del Wii U, quando ogni serie subì una flessione di vendite perfettamente rapportata ai disastrosi numeri delle console vendute: alla faccia del crederci fortissimo!
Bisogna farsene una ragione, forse a una parte del pubblico là fuori Star Fox piace molto, magari pure a chi sta leggendo questo articolo. A me non è mai dispiaciuto, ma neppure sono mai riuscito ad avvicinarlo per ispirazione e realizzazione ai classici di Nintendo (se non forse proprio in occasione di Star Fox 64, a cui venne anche conferito l’onore di introdurre al grande pubblico l’effetto vibrazione del controller). Ma a nessuno piace Star Fox quanto a Shigeru Miyamoto.
E Captain Falcon muto.
Una nota sul “creatore” di Star Fox
Da quando ha lasciato Nintendo nel 2021, Takaya Imamura è generalmente presentato come “il creatore di Star Fox”. Imamura ha lavorato come graphic designer in Star Fox e art director in Star Fox 64, per poi supervisionare o comunque contribuire a tutti gli altri episodi della serie (a esclusione di questo remake per Switch 2, evidentemente). Imamura ha contribuito a definire esteticamente i personaggi, da un’intuizione e un’elaborazione iniziale di Miyamoto, che ha pure scelto di trasformarli in pupazzi simili a quelli della serie inglese Thunderbirds per la copertina del primo Star Fox. Mi pare esagerato definire Imamura come il creatore di Star Fox. Ma la parte più curiosa, o dolorosa, è che lo stesso Imamura ha lavorato a tutti i pochi videogiochi di F-Zero, contribuendo anche in questo caso a definire i tratti estetici di alcuni personaggi tra cui quello principale: Captain Falcon.







