Epona, Agro e i cavalli di altri grandi giochi
The Legend of Zelda: Ocarina of Time, Shadow of the Colossus, The Witcher 3: Wild Hunt, Red Dead Redemption 2 e Kingdom Come Deliverance.
I videogiochi si trovano bene con il fantasy, ogni tipo di fantasy. Quello coi cavalieri e i castelli e quello con i mostri, quello giapponese e quello europeo. Il rapporto si è mantenuto saldo a ogni passaggio di generazione e con l’arrivo dei primi mondi in 3D, dall’area molto più estesa rispetto a quelli in 2D, si è spesso scelto di accostare agli eroi un collega, un compagno di viaggio e soprattutto un “veicolo” per evitare che chi gioca si faccia due borse sotto gli occhi grandi così per attraversare la mappa. È il cavallo e in questi videogiochi presentiamo un po’ di cavalli famosi. Per l’occasione sono stati aggiunti degli “addendum equini” alle schede già pubblicate e che non si occupavano in alcun modo dei cavalli. Un’ultima segnalazione: per rendere tutto molto più chiaro, da questa puntata ogni singola scheda sarà preceduta dalla tag che indica se si tratta di un gioco [NUOVO!] per l’almanacco o di un riciclone dalla [S1] (stagione 1).
The Legend of Zelda: Ocarina of Time
Debutto: Nintendo 64 - 21 novembre 1998 | In sella a: Epona
{ di Ugo Laviano }
[S1] Spesso in cima alle classifiche di “bestvideogamevaaaaaaaaaaa”, da leggere senzarespiroetuttoattacato con al massimo un singulto aspirato di Roberto da Crema alla fine, The Legend of Zelda: Ocarina of Time (in breve Ocarina of Time per gli amici o Ocarina e basta per gli screanzati che si prendono fin troppe confidenze) ha sconvolto il mondo dei videogiochi quando è uscito e non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, e invece eccoci qui a rubar caratteri.
Tre le principali idee di design che hanno permesso a Link di conquistare le 3 dimensioni per un’avventura epica a cavallo tra due ere:
Lo Z-targeting, che permetteva di agganciare un bersaglio e avere la camera che lo usava come perno senza ciccare malamente colpi per chi era cresciuto con la manichea sicurezza del 2D. Se oggi lo vediamo ovunque ci sarà un perché.
I pulsanti legati ad azioni contestuali: a seconda del contesto o dell’ingrediente di gioco un pulsante poteva aprire una porta, sollevare un oggetto, salire una scala e tutt-e-cose. Si ampliano così le interazioni possibili senza bisogno di una tastiera per mapparle tutte a un pulsante specifico. Praticamente il pulsante coltellino svizzero ma made in Japan.
Un mondo realmente 3D tutto da esplorare e conoscere in ogni sua direzione e con il tempo a giocarla da padrone: non solo le due epoche in cui viviamo Hyrule con Link bambino e Link adulto, ma anche lo scorrere del giorno e della notte che regala sorprese e scoperte (non a caso il successivo Majora’s Mask punterà tutti i risparmi di nonna proprio su questo).
Su questi pilastri si basa tutto il resto: la traduzione in tre dimensioni degli strumenti e il loro funzionamento, i dungeon che vanno risolti ragionando a 360° e soprattutto il futuro della serie di Zelda che ancora oggi costruisce e sorprende in nuove direzioni ma appoggiandosi sempre su queste solida fondamenta.
Aneddoto di chiusura che racconto a tutti per far capire quanto Ocarina sia stato importante per me e per assicurarmi di non essere mai invitato ad alcuna festa: ero così rapito da quel mondo che mi sembrava vivo che mi rifiutavo di andare a sconfiggere Ganondorf, volevo che quell’avventura non finisse mai. Cavalcavo con Epona in giro, andavo a pesca allo stagno ogni giorno, facevo visita ai personaggi, tormentavo tutti suonando l’ocarina come fosse uno strumento vero. Un’ossessione. C’è voluta l’uscita di Majora’s a costringermi a chiudere i conti e salvare tutti. Credo che a tutt’oggi “Gerudo Valley” sia il brano che ho ascoltato di più nella mia vita, ovviamente ho svariati CD ufficiali delle musiche, riarrangiati per orchestra o al naturale. Porto i dischi così potete ballare i lenti?
Addendum equino
Link ed Epona corrono in controluce al calar del sole. Il rumore degli zoccoli arriva prima dei delicati rintocchi del tema del titolo di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, nella schermata di apertura del classico del 1998. Questo per specificare nel modo più banale possibile il peso che Epona si è portata sulle possenti spalle in quell’autunno di fine secolo.
L’introduzione di una cavalcatura indicava in maniera suggestiva non tanto i cambiamenti di Ocarina of Time, che furono imbarazzanti per quantità e portata, ma soprattutto l’espansione del mondo di gioco. Serviva Epona per potersi muovere da una parte all’altra dell’enorme mappa che teneva traccia dei confini e delle regioni di Hyrule, ed Epona divenne la fidata compagna di tramonti, notti e albe passate sul suo dorso. Altro che “Hey, listen!”.
Giocaci oggi: Switch
Nell’almanacco:
The Legend of Zelda: Majora’s Mask (2000)
The Legend of Zelda: Twilight Princess (2006)
Shadow of the Colossus
Debutto: PlayStation 2 - 18 ottobre 2001 | In sella a: Agro
{ di Elisa Leanza }






