Yoshi e le recensioni "sbagliate"
Il senso finale e non negoziabile di una recensione (applicato a un adorabile sauro).
Nintendo ha un nuovo gioco per Switch 2 e già questa è una notizia: nei primi dodici mesi di disponibilità della console, sono solo 7 i videogiochi realizzati da Nintendo esclusivamente per Switch 21. Di questi solo due sono stati realizzati da team di sviluppo interni a Nintendo e tra questi non risulta Yoshi and the Mysterious Book, che è poi il gioco a cui facevo riferimento, essendo in effetti frutto del lavoro dello studio giapponese Good-Feel.
ASPETTA, CHI ERA GOOD-FEEL?
Good-Feel è al terzo gioco di Yoshi. Suoi sono stati anche Yoshi’s Woolly World (Wii U e Nintendo 3DS - dal 2015) e soprattutto il sorprendente Yoshi’s Crafted World (Switch - 2019). È andata molto meno bene con il più recente Princess Peach: Showtime! (Switch - 2024). In linea generale Good-Feel ha ormai consolidato la sua posizione di studio di riferimento per lo sviluppo di giochi di serie secondarie di Nintendo, di cui quest’ultima non vuole o non può più occuparsi. Nel 2023 ha proposto una sua proprietà intellettuale, e cioè il videogioco Bakeru, che però non ha generato particolare interesse.
Presidente e CEO di Good-Feel è Etsunobu Ebisu che è già stato in Konami dal 1988 al 2005, lavorando tra le altre cose alla serie Mystical Ninja.
Nonostante le vendite di Switch 2 siano andate per molti mesi meglio del previsto, ora si stanno normalizzando e la mancanza di giochi di particolare rilievo è di certo una delle cause di un primo anno vissuto in maniera fin troppo placida. A oggi il gioco di Nintendo per Switch 2 con la media più alta su Metacritic, un servizio che raccoglie le valutazioni di centinaia di riviste, è Donkey Kong Bananza (91%). Yoshi and the Mysterious Book è attualmente fermo a un discreto 80%.
Metacritic ovviamente restituisce un’immagine deformata della realtà, in cui sull’altare della media ponderata vengono sacrificate le reali posizioni dei giornalisti. Come quei dischi in cui si cerca di amplificare il volume dell’intera canzone a discapito del dinamismo (cioè dei momenti in cui la musica è molto più bassa o molto più alta rispetto al resto della canzone), con una media come quella di Metacritic vengono smussati tutti i picchi e riempiti i baratri. Il voto medio di Yoshi and the Mysterious Book è l’esempio perfetto di come il processo matematico che sta alla base di questi servizi non restituisca una fotografia esatta dei pareri della stampa. Perché Yoshi and the Mysterious Book è un videogioco che ha ricevuto il massimo dei voti o giudizi di eccellenza quasi assoluta da parte di testate molto accreditate, ma anche sufficienze risicate da parte di altre, altrettanto qualificate.
Non esiste una recensione giusta o sbagliata: una recensione può essere utile o inutile, onesta o disonesta, esaustiva o raffazzonata, completamente al servizio di chi la legge o evidentemente elaborata per riparare chi l’ha scritta da qualsiasi critica, senza per questo essere giusta o sbagliata
Ho letto alcune di queste recensioni e le ho trovate molto spesso utili. Sto giocando anche io a Yoshi and the Mysterious Book e penso di aver capito quale sia la sua filosofia di gioco e perché ha generato valutazioni così lontane tra di loro. Per qualcuno un 9 o un 10 a Yoshi and the Mysterious Book può essere il segnale di una recensione “sbagliata” e per qualcun altro il discorso va fatto di fronte ad analisi che si concludono con una valutazione freddina. Dopo oltre quarant’anni di critica del videogioco e di utilizzo della critica del videogioco da parte del pubblico, ogni tanto tocca ancora scontrarsi di muso con chi ritiene che una recensione possa essere giusta o sbagliata. Ovviamente non esiste una recensione giusta o sbagliata: una recensione può essere utile o inutile, onesta o disonesta, esaustiva o raffazzonata, completamente al servizio di chi la legge o evidentemente elaborata per riparare chi l’ha scritta da qualsiasi critica, senza per questo essere giusta o sbagliata.
“Le rotelle attaccate alla bici di Yoshi and the Mysterious Book hanno fatto sì che perdesse molto di quello che ha reso grande la serie”, dice Ollie Reynolds su Nintendolife, sfruttando una metafora in linea con il pubblico piuttosto giovane o inesperto a cui da ormai alcuni anni sono indirizzati i videogiochi con Yoshi. “[…] Mi sono bastate tre o quattro ore per ottenere stelle a sufficienza da sbloccare tutti i mondi principali. Se si aggiunge che durante il gioco si è invincibili e che se si cade in un buco si viene salvati automaticamente, il risultato è uno dei giochi più facili mai pubblicati da Nintendo”, continua ancora Reynolds, per cui Yoshi and the Mysterious Book è un gioco “con una struttura ripetitiva e che non offre una sfida in alcun modo significativa”.
UN MOMENTO, MA…
Come è fatto Yoshi and the Mysterious Book
Non è il classico gioco di piattaforme in cui Yoshi se ne va in giro a tirare uova in faccia a chiunque, anche se pure questa volta Yoshi può tirare uova in faccia a chiunque. È significativo che il sito ufficiale di Nintendo descriva Yoshi and the Mysterious Book senza mai fare riferimento ai giochi di piattaforme, anche se poi, nel comunicato stampa distribuito nel giorno di lancio, torna a parlare di “classica dinamica platform a scorrimento orizzontale”. Nel sito il gioco viene definito “un’avventura all’insegna della scoperta” e la promessa è di “incontrare creature curiose”. Yoshi deve “scoprire ogni sorta di cose sulle creature” che si trovano all’interno di un libro magico, ribattezzato Enzo nell’edizione italiana (in inglese si parte da Mr. Encyclopedia, poi Mr. E - Mistery! - , che non è purtroppo quel Mr. E).
Se apparentemente Yoshi and the Mysterious Book è un gioco di piattaforme tradizionale, i suoi meccanismi approfondiscono ulteriormente l’idea di esplorazione che era già presente in Yoshi’s Island del 1995. Questa volta si esplora non solo, o non tanto, per trovare tutti i bonus nascosti, ma per capire quali interazioni si possono attivare con le creature che popolano ogni pagina del libro Enzo.
Se già una sfida particolarmente impegnativa non era l’obiettivo principale dei più recenti videogiochi di Yoshi, in questo caso sembra esserlo ancora meno, dichiaratamente.
Tom Marks di IGN non va oltre la sufficienza e di fianco al 6 assegnato al gioco di Nintendo e Good-Feel, aggiunge una similitudine che non fa sconti: “l’imballo in pluriboll più soddisfacente di sempre, e nulla di più2”. Ancora Marks: “[…] i livelli sono pensati per le scoperte [di Yoshi], quindi una volta che la maggior parte sono state completate, i livelli veri e propri perdono di attrattiva”, concludendo che il gioco “ha troppi pochi momenti in cui è doveroso applicare ciò che si è imparato per trovare soluzioni creative a un problema”, sostenendo comprensibilmente che sia “un problema non da poco per un gioco votato alla sperimentazione”.
Poi, però, ci sono anche gli altri. C’è Andy Robinson di VideoGames Chronicles, per cui “Yoshi and the Mysterious Book è il gioco di piattaforme 2D di Nintendo più interessante da un bel pezzo a questa parte”. Saremmo quindi al cospetto di un “gioco a scrolling laterale intelligente e creativamente ricco, adatto ai bambini ma al tempo stesso in grado di offrire profondità e nostalgia - anche se non troppo sfida - a chi si ricorda del debutto da protagonista di Yoshi sul Super NES”. Robinson specifica in più passaggi che quanto si impara dalle creature va poi messo in pratica per risolvere altre situazioni, che è il contrario di quanto sostenuto da Marks. Christian Donlan di Eurogamer è a sua volta convinto del sistema di gioco di Yoshi and the Mysterious Book: “quando conosci più a fondo una creatura, ti si aprono nuove opportunità con altre”. Sempre Donlan: “Mi viene da dire che Yoshi and the Mysterious Book […] è un gioco che si ispira alle sensazioni che si provavano con Yoshi’s Island. È un gioco sull’immaginazione e su quello strano rigore che Nintendo mette sempre nei suoi giochi di piattaforme. È una piacevole sorpresa”.
Da qui in avanti entriamo, per come la vedo io, in un tunnel di di cose dette e ridette, ma che non sono poi così ovvie (almeno a leggere o ascoltare certi commenti che seguono cronicamente le recensioni di un videogioco). Una recensione è fatta in parte dell’esposizione di come funziona un videogioco, in modo più o meno approfondito, e di un’analisi di quanto le sue idee e la sua realizzazione funzionino e siano soddisfacenti. Soddisfacenti per chi? Per chi ha messo insieme quell’opinione. Al di là dei dati inclusi nell’analisi, non c’è e non ci può essere nulla di oggettivo in una recensione. Per Donlan la conoscenza di una creatura in Yoshi and the Mysterious Book ha ricadute positive su tutte le altre, per Marks non abbastanza. Qualcuno dei due ha ragione o torto? La risposta va cercata negli esempi e nelle spiegazioni che i due danno all’interno del loro stesso testo.
L’idea che una recensione sia sbagliata si forma, solitamente, quando non corrisponde all’aspettativa che quella persona si era già fatta sul gioco
Credo che una recensione non possa mai essere giusta o sbagliata per chi la legge, ma solamente utile o inutile. La verità non sta nemmeno nella media matematica di Metacritic o altri aggregatori, perché una media matematica non ha nulla di vero fin da quando ti raccontano per la prima volta la faccenda della famiglia che si mangia due polli, quella che se ne mangia zero e in media ne hanno pappato uno per famiglia. Rispetto ai primi vent’anni circa di esistenza, la critica dei videogiochi si è anche allontanata progressivamente dal modello iniziale che prevedeva soprattutto lunghe descrizioni dei meccanismi di gioco, dei sistemi di controllo e di interazione, riservando ai commenti di chi scriveva solo poche righe. Siamo abituati da un bel pezzo ad avere molte opinioni all’interno delle recensioni, cosa che dovrebbe aiutare a costruirsi una propria idea sul gioco (mentre il tempo e la frequentazione di un autore o autrice può in una certa misura contribuire a creare un rapporto di fiducia o sfiducia con gli stessi).
Eppure per qualcuno tra le recensioni di Yoshi and the Mysterious Book ce ne sono di sbagliate. Ma sbagliate per chi?
Mi pare che per chi legge l’idea che una recensione sia sbagliata si forma, solitamente, quando non corrisponde all’aspettativa che quella persona si era già fatta sul gioco, o almeno sulla speranza che nutriva riguardo a un esito positivo o addirittura negativo. Qua si rientra in parte pure nelle dinamiche della partigianeria da “mio Vs. tuo”, la tradizionale, stucchevole, insopportabile, demoralizzante “console war”.
Sotto all’analisi di IGN di Yoshi and the Mysterious Book ci sono centinaia di commenti e una parte si sofferma sulla supposta inadeguatezza della persona scelta per occuparsene. “Tom Marks è un quarantenne”, scrive qualcuno sottolineando che il gioco di Nintendo sia dedicato a un pubblico molto giovane. Non è l’unico parere di questo tipo. Qui si apre un’altra questione, che mi pare molto più complicata da snodare: a chi devono rivolgersi pubblicazioni mainstream come IGN? Quale è il potenziale pubblico di un videogioco di Nintendo con protagonista un personaggio che esiste da oltre trent’anni? Questo lo può sapere solo IGN, nel caso specifico: sarà la redazione ad avere i dati che permettono di decidere, in base all’età e agli interessi e alla situazione famigliare delle fasce di lettori e lettrici, a chi rivolgere i propri articoli. Perché io ho [gli anni che ho] eppure se arriva un nuovo gioco con Yoshi in copertina, un pensiero ce lo faccio comunque. Ha senso che esista un articolo che spieghi anche a me se quel gioco può interessarmi (il che non vuole dire che vada valutato al pari di Elden Ring o The Legend of Zelda).
Con un produttore come Nintendo, presente da così tanto tempo e con personaggi e mondi che resistono anche al passare di più generazioni di appassionati, sostenere che la critica specializzata debba trattare Yoshi and the Mysterious Book solo come un gioco destinato a un pubblico molto giovane, mi pare farla troppo semplice. E d’altra parte è vero che Nintendo non ha certo presentato il gioco come il nuovo platform game in grado di rivaleggiare coi classicissimi episodi a scorrimento di Mario.
È tutto abbastanza complesso ma questa varietà di pareri non può che essere una buona notizia. L’appiattimento della critica su valutazioni simili non possono essere un segnale positivo, perché indicano o una profondità estremamente ridotta di ciò che può essere interpretato in un videogioco (e interpretazioni differenti portano a pareri altretttanto differenti) e quindi videogiochi tutto sommato poco stimolanti, oppure la voglia di non rischiare e di non allontanarsi troppo da una valutazione paracula che ti metta al riparo dalle accuse di aver “sbagliato il voto” (che è sintomo di una critica specializzata non proprio affidabilissima).
In tutto questo non è stato detto che le scale di valutazioni adottate da differenti redazioni o persone, possono essere altrettanto differenti. Non solo tecnicamente (un voto da 1 a 10 o da 1 a 5 stelle, etc.), ma anche nel modo in cui vengono interpretate. C’è chi sceglie di non assegnare mai il massimo dei voti e chi specifica che un 7 riassume una valutazione che può essere differente dal 7 di un’altra redazione. O almeno così succedeva qualche tempo fa, ora mi pare che l’utilizzo dei voti e le relative scale si sia appiattito e di pagine di siti o riviste che spiegano come danno i voti e quale valore attribuiscono a ogni passo della scala, non ce ne siano più o quasi. Quindi facciamo finta di nulla, anche questo deve essere stato sacrificato alle esigenze di comparire su Metacritic. Fino a qualche anno fa alcuni grandi publisher decidevano se inviare codici di prova dei videogiochi alle redazioni sulla base della presenza dei voti della testata su Metacritic, ma potrebbe essere cambiato qualcosa. Metacritic potrebbe essere l’argomento di un’altra puntata delle Parole dei videogiochi, per adesso la chiudiamo qui.
Mario Kart World, Donkey Kong Bananza, Hyrule Warriors: Age of Imprisonment, Kirby Air Riders, Mario Tennis Fever, Pokémon Pokopia e Yoshi and the Mysterious Book.
Tecnicamente si dovrebbe parlare di “carta scoppiettina Meneghetti”.




