Parlare dei giochi per tutti, non solo per se stessi
Questa settimana: i nuovo pokémon, i licenziamenti in Eurogamer e tanti zombie.
Pur non essendo il più accanito dei fan, a me i Resident Evil sono sempre piaciuti e quelli che ho giocato mi sembra che abbiano sempre avuto qualcosa da dire. Apprezzo moltissimo poi che negli anni, pur di rimanere rilevante, la serie si sia trasformata, a volte anche radicalmente, portandosi però sempre dietro quegli elementi caciaroni e bizzarri che l’hanno resa quella che è, a volte rischiando e innovando, a volte capitalizzando su quanto costruito prima.
Resident Evil Requiem fa entrambe le cose e prende due tra le anime più riconoscibili della serie per metterle insieme in un capitolo che è una celebrazione della sua storia, e che prova a tenere insieme il passato e il presente della serie,facendo generalmente un lavoro eccellente, pur con qualche goffaggine di troppo, che però fa parte della cifra della serie.
Tutto questo bagaglio di informazioni, gusti ed esperienze personali è molto importante quando si deve recensire o si deve parlare di un gioco, ma non deve essere l’unico argomento di cui si parla, cosa che mi sembra succeda con una frequenza sempre più alta. Tante recensioni di Resident Evil Requiem fanno proprio questa cosa, mettendolo più in relazione con il suo passato che valutando il gioco per quello che è. In tanti danno per scontato per esempio che alcune scelte siano legate al fanservice (cioè fare cose solo per compiacere il proprio pubblico), quando potrebbe (potrebbe) serenamente essere un modo per celebrare la serie in un anniversario importante, un desiderio da parte di chi il gioco lo fa di chiudere un ciclo narrativo e produttivo mettendo insieme quello che hanno imparato e che hanno ritenuto valido negli anni.
Per tantissime persone questo sarà il primo Resident Evil, ed è giusto che leggano dei meriti e dei demeriti del gioco, non del fatto che avere un certo personaggio con una certa visuale possa essere stato fatto solo per far contento qualcuno. Per capire se un gioco merita o meno, insomma, non dovrebbe essere necessario conoscere i trent’anni precedenti della sua storia: può aiutare, certo, ma non deve essere essenziale. E chi ne scrive questo lo deve sapere molto bene, perché altrimenti nella migliore delle ipotesi non sta facendo un bel lavoro, e nella peggiore gatekeeping, cioè selezione all’ingresso.
Ma prima del resto, un barile esplosivo:
A proposito di belle recensioni: Giovanni Colantonio su Resident Evil Requiem ha un punto di vista interessantissimo.
Marvel’s Wolverine esce il prossimo 15 settembre.
Ancora sul futuro di Xbox dopo che sono andati via Sarah Bond e Phil Spencer: qua Rob Fahey cerca di fare quello istituzionale ed equilibrato, qua siamo già al ricordo del caro estinto, qua invece Chris Tapsell (su Eurogamer) non la vede tanto bene (ma nemmeno disperata).
A proposito di Eurogamer, il suo proprietario (che è lo stesso di IGN) ha tagliato la redazione e la redazione video.
Tutto quello che è stato annunciato all’evento per i 30 anni dei Pokémon, tra cui Pokémon Vento e Onda (2027), un periodo di uscita per Pokémon Champions (aprile), e altre cose con i mostriciattolo più redditizi della storia dell’intrattenimento.
Gestione del danno reputazione fatto bene: dopo il merdone pestato con Palantir (che una delle tante facce del male) Discord fa uno spiegone, chiede scusa e cambia idea.
Una storia poco edificante su Jyamma Games, lo studio di Enotria.
Se volete fino al 2 marzo si può provare una porzione di Marathon, il prossimo gioco di sparare online di Bungie (che esce il 5 marzo).
Un paio di settimane fa abbiamo parlato del fatto che gli editori non abbiano più la pazienza di aspettare che un gioco cresca e trovi la sua dimensione, chiudendolo senza pietà se non fa il botto dopo il lancio. Qua invece si parla di Rainbow Six e di come sia diventato quel colosso che è anche grazie alla pazienza (e alla convinzione) di Ubisoft.
Finji, l’editore di Tunic e Nights in the Woods, si lamenta che TikTok pubblicizza i suoi giochi con delle schifezze razziste fatte con l’AI che modificano i suoi materiali promozionali.
Pieced Together è un bel gioco sull’amicizia.

Questa settimana è uscito il primo episodio della seconda stagione di Day One, che ha un formato un po’ diverso dagli episodi della prima. Questo giro infatti partiamo dal day one di un gioco, in questo caso Resident Evil Requiem, per raccontare qualcosa di più della serie, di chi lo ha fatto e di come ha influenzato il mondo dei videogiochi.




