Ora viene la parte difficile
Sono finiti i tempi in cui andava bene qualsiasi cosa, e con loro, anche il Falò.
Circa un anno e mezzo fa ho comprato due console usate ai miei due figli (Emma, che ora ha quasi 9 anni e Elia, che ne ha 6), messo qualche regola e iniziato a giocare con loro. Abbiamo scelto con cura i primi giochi insieme in modo che potessero padroneggiare le meccaniche e i movimenti basilari, abbiamo parlato un sacco di quello che ci stava piacendo e di cosa invece no, abbiamo iniziato a capire le differenze tra i generi e addirittura come mai i videogiochi fatti da qualcuno sono meglio di quelli fatti da qualcun altro.
Insomma, tolti i commenti misogini o razzisti, le posizioni reazionarie e le liti su quale console sia migliore delle altre, li ho trasformati in videogiocatori.
All’inizio non è stato semplice. Per loro poterci giocare solo mezz’ora al giorno, soprattutto le prime settimane, è stata una tortura: pensavano solo a quello, parlavano solo di quello e volevano fare solo quello, ma era proprio il punto della questione, rendere il videogioco un’abitudine sostenibile, un’attività che si può fare non in sostituzione di altro, ma in aggiunta. Ed è stato molto bello vederli appassionare di volta in volta a qualcosa di diverso, raccogliere i loro commenti, le loro recensioni e le loro lamentele, cercare di capire con loro come scegliere bene il gioco successivo visto che l’ultimo non gli era piaciuto tanto.
Insomma, tolti i commenti misogini o razzisti, le posizioni reazionarie e le liti su quale console sia migliore delle altre, li ho trasformati in videogiocatori.
Ed è proprio perché siamo arrivati a questo punto che ora dobbiamo cambiare. Non tanto eh? Giusto qualche regoletta qua e là e qualche abitudine che davamo per acquisita, perché loro ormai sono cresciuti, i loro gusti si sono affinati e semplicemente vogliono che l’esperienza sia un po’ più loro e un po’ meno eterodiretta da me. Emma per esempio dall’inizio dell’anno ha finito Princess Peach Showtime, Super Mario Galaxy 2 e Luigi’s Mansion 3, ma ha abbandonato dopo poco Captain Toad Treasure Tracker, Yooka Laylee e Leggende Pokémon Arceus. Quest’ultimo è stata un po’ una sorpresa perché era partita in tromba, ma dopo pochissime ora si è un po’ persa, e mi ha anche spiegato perché:
Vista la sua età e la sua esperienza acquisita ero convinto fosse pronta per qualcosa di più strutturato e meno immediato come i giochi di piattaforme, ma mi sono reso conto che ancora questa cosa semplicemente non le interessa (detto che potrebbe anche non succedere mai). Vedendola giocare ho notato come mal sopporti i giochi con tante spiegazioni o meccaniche, e preferisca invece un’esperienza più diretta ed immediata, qualcosa dove insomma si corri, salti, spari o poco più. Scornata da Arceus ha provato Kirby Star Alliance, che nella mia testa era un gioco più adatto a Elia, ma che invece la sta divertendo molto.
Questa è la prima cosa che stiamo cambiando nella nostra routine: se in tutto il primo anno siamo riusciti a giocare più o meno a una cosa nuova al mese senza ripensamenti o passi indietro, ora il “buona la prima” sta diventando molto più complesso. Sia Emma che Elia non si accontentano più di quello che gli propongo a scatola chiusa, ma si prendono qualche giorno per capire se effettivamente il gioco li diverte, il che ha portato me a essere più morbido e ha lasciarli anche saltare da un gioco all’altro finché non si decidono.
Ed era proprio questo l’obiettivo iniziale di questo percorso: dare a loro gli strumenti per approcciarsi ai videogiochi come ad una qualsiasi altra attività
Anche perché fino ad ora sono stati bravissimi e si stanno davvero approcciando al videogioco come a un qualcosa che possono anche non fare: entrambi quando hanno dei momenti di stanca nel gioco o quando questo non li entusiasma semplicemente non giocano. Si fanno un disegno o un gioco da tavolo in più, si guardano giocare tra di loro e si confrontano su quello che devono fare, senza (quasi) più lamentarsi del fatto che non stanno giocando. Ed era proprio questo l’obiettivo iniziale di questo percorso: dare a loro gli strumenti per approcciarsi ai videogiochi come ad una qualsiasi altra attività. Quindi insomma, bravi tutti, ma soprattutto loro.

Nelle prossime settimane cambieremo un po’ sia il modo in cui fruiscono i videogiochi, sia il modo di raccontarli qua su Cross Gen: il Falò, per quanto ci sia affezionato, non è un formato più sostenibile perché ormai loro sono molto disallineati nei giochi e nei tempi (per dire, Luigi’s Mansion 3 è durato a Emma due mesi e mezzo ed Elia ha deciso di farsi una seconda run a Super Mario Odissey, dopo che lo aveva già finito all’inizio dell’anno), quindi quello che mi piacerebbe fare è parlare dei giochi singolarmente ogni volta che ne finiscono uno (sempre chiedendo a loro cosa ne pensano) e pubblicare magari questi racconti con un po’ più di continuità, insieme ad altre uscite che parlino di argomenti specifici ma sempre utili a tutti i gestori di piccoli esseri umani: ne ho una praticamente pronta sulle loot box e Brawl Stars, per dire.
E quindi, si riparte daccapo navigando un po’ più a vista di prima, perché il momento in cui inizieranno ad affacciarsi i giochi online non è così lontano. Ma per ora, penso che mi guadagnerò un po’ di tempo proponendogli qualcosa di diverso, come giocare in due sulla PlayStation di casa. Fino ad ora infatti ognuno giocava bello sereno sulla sua Switch e tanto bastava, ma ho notato che sempre più spesso uno dei due mette giù la propria console per vedere cosa fa l’altro, oppure se la passano per provare a superare certi passaggi. Credo che il primo che proveremo insieme sarà Minecraft Dungeon (PEGI 7), così che possano giocarci sia con me che da soli quando non ci sono, ma devo ancora in effetti metterci la testa perché abbiamo ancora un po’ di tempo.
E insomma, non bastano gli acciacchi continui perché sei un vecchio o tuo figlio che l’anno prossimo va alle elementari a ricordarti che il tempo corre via velocissimo, ora ci sono pure i videogiochi a farlo.




Guarda, intanto la sua regola dei 5 anni è stupenda! Io ti consiglierei Kirby e la terra dimenticata perché è 3D ma con camera che non gestisce il giocatore, è molto facile ed è pieno di tante cose che troverà nei videogiochi ma sono tutte appena accennate. Elia lo ha adorato ed era solo di qualche mese più grande
Ciao Alessandro, è bellissimo vedere come i tuoi figli diventino sempre più consapevoli del mondo videoludico e padroni dei propri gusti. Un po' meno piacevole è invece rendersi conto di come il tempo sembri diventare sempre più stronzo e non curante dei nostri sentimenti.
Con mio figlio, che ha quasi 4 anni e mezzo, stiamo giocando da Natale a Yoshi's Crafted World e non accenna a voler smettere. A parte le boss fight che non vuole fare perché gli mettono ansia e mi dice che per farle deve avere 5 anni (regola sua), è riuscito a finire il gioco molto agilmente e adesso si sta dedicando al completismo cercando di prendere tutto quello che manca. Siamo nella fase in cui pensa quasi esclusivamente ai videogames, mi chiede con cosa sto giocando io e mi racconta che durante la notte ha sognato un gioco in cui potevi fare questo, quello e quest'altro. Con il joypad è diventato veramente molto abile e per la fine del primo anno di materna vorrei regalargli un nuovo videogames ma sono molto indeciso. Avevo pensato a Luigi's Mansion 3 ma guardando alcuni gameplay ho notato che ci sono diversi enigmi e forse per la sua età è un po' presto. Ho pensato di farlo provare con Super Mario Odissey (quello ce l'ho già) ma anche la gestione della telecamera è un ostacolo tutt'altro che facile da superare. Quindi molta indecisione. Tu cosa consigli?