La verità è che siamo dei pagliacci
Questa settimana: il considerevole aumento di prezzo di Steam Deck, due bei giochi che sono usciti e il ritorno delle esclusive.
Io cerco di parlare di videogiochi e di tutto quello che ci ruota intorno con quanto più pragmatismo e realismo posso. Cerco di capire perché vengono prese certe decisioni, cerco di spiegare che i videogiochi sono prodotti industriali e culturali e che vanno trattati come tali, cerco di evidenziare le storture create tanto dall’industria quanto dai suoi utenti, che spesso fanno quelli che si lamentano che i giochi, e di conseguenza loro, non sono sufficientemente presi sul serio.
Io ci provo eh, ma poi viene fuori che suddetti utenti sono gli stessi che hanno dato a Star Citizen UN MILIARDO DI DOLLARI e mi chiedo davvero come si possa effettivamente prendere sul serio un gruppo di persone che pur non vedendo qualcosa che si avvicini a un videogioco vero continua a comprare astronavi virtuali costosissime per finanziare un progetto che più passa il tempo più sembra essere l’equivalente del tubo Tucker.
Quello che davvero non capisco, e perché a Star Citizen si è deciso di accordare fondi infiniti e di lasciargli tutto il tempo che gli serve (nonostante esempi di gestione opaca o scarsa organizzazione), mentre per altri giochi non si aspetta nemmeno che il gioco esca, ma si imbastiscono campagne denigratorie online basate su video visti su YouTube.
Vogliamo essere presi sul serio? Diamoci una possibilità, altrimenti è sempre la solita scena di Guzzanti in Boris sul trattenersi dal menare qualcuno che comunque prima o poi si menerà lo stesso.
Eddai su.
Valve ha alzato i prezzi di Steam Deck di circa il 40%. Sono 210 euro in più per il modello OLED da 512 (che ora costa 779€ anziché 569€) e 240 per quello da 1 Tera, che passa da 679 a 919 euro. È iniziato di fatto il RAMageddon.
A sorpresa (ma non poi così tanto), le esclusive sono tornate.
Questa è un po’ auto promozione, ma tutto sommato anche chissenefrega: l’ultimo numero di Manettini, la newsletter del Post sui videogiochi, ha un’intervista al direttore artistico di Saros Simone Silvestri che secondo me è interessante. La cosa di cui vado più orgoglioso è però il titolo.
Fable è stato rinviato a febbraio. Era abbastanza prevedibile, dai.
È invece uscito, e sembra già un grande gioco, Mina The Hollower, il secondo gioco di Yacht Club Games (il primo fu Shovel Knight, quindi non è che sia proprio una sorpresa), che ha un gusto tutto suo che richiama al passato che non gli impedisce comunque di essere moderno e interessante.
007 First Light è il primo gioco su James Bond effettivamente degno da decenni a questa parte.
Museum of Screens è un piccolo angolo di Internet nel quale vengono raccolti e preservati i primi videogiochi che solitamente scompaiono e vengono dimenticati: quelli che si giocano sui browser.
A quanto pare per il mondo le 10 miliardi di carte dei Pokémon stampate lo scorso anno non erano abbastanza.
È sempre più difficile trovare i soldi per finanziare i videogiochi.
Una lunga retrospettiva non esaustiva sugli FPS: da dove sono partiti, dove stanno andando, e perché MOUSE: P.I. For Hire è stato una delusione per chi l’ha scritta.
Un accorato apprezzamento a come Vana’diel (l’ambientazione di Final Fantasy XI) trasmettesse vita e vitalità in ogni sua singola location, a differenza del tributo che le ha dedicato Final Fantasy XIV.
Se ti piace Dragon Quest, clicca qui che c’è il recap di tutto quello che hanno annunciato in un evento dedicato ai 40 anni della serie.
Non solo un gioco, ma “un’ecosistema” di giochi di calcio con la licenza FIFA pubblicati da diversi editori: il nuovo gioco della semi sconosciuta Delphi Interactive per Netflix, qualche gioco mobile, il rebranding di un’esperienza di Roblox, un torneo sport con Konami e altro con Rocket League. Quindi praticamente tutto tranne un effettivo gioco di calcio.
Destruction AllStars, una delle prime esclusive di PS5 nonché un gioco a sviluppo continuo, verrà chiuso il prossimo 25 novembre (le modalità online sono invece già state messe offline). Con questo si chiude una delle politiche industriali più disastrose di Sony, che ha puntato tutto sui giochi live service per ritrovarsi pochi anni dopo con studi chiusi, persone licenziate, talento disperso e un sacco di soldi in meno. Ben fatto Jim!
A posto così, al prossimo barile!



