Kpop Demon Hunters è tutto quello che Disney e Pixar non sembrano essere più
E con il 200% di Oscar vinti in più.
Ciao,
la newsletter che stai leggendo era già stata pubblicata su Cross Gen qualche mese fa, ma vista la vittoria agli Oscar abbiamo pensato che potesse essere nuovamente utile o interessante, considerando soprattutto che molti degli amorevoli iscritti a Santa Pazienza non sanno cosa sia, Cross Gen.
Alla 97esima cerimonia di premiazione degli Oscar, il premio per il miglior film d’animazione è andato a KPop Demon Hunters (che ha pure vinto un altro oscar per per Golden come migliore canzone) che ha battuto una concorrenza equamente divisa tra opere più delicate e sperimentali, come Arco e La piccola Amelie, e film invece molto più da grande pubblico, come Zootropolis 2 e Elio.
A modo loro tutti avevano qualcosa da dire, ma nessuno di loro aveva i Saja Boys, e credo che questo li abbia pesantemente penalizzati.
Noi, come ormai quasi tutto il mondo, KPop Demon Hunters lo abbiamo visto qualche mese fa con tutta la famiglia (beh quasi, Elia non era molto per la quale): il film, pubblicato da Netflix e realizzato da Sony Animation Studios (Spider-Man Into the Spider-Verse), ha avuto un successo planetario, e parla di una band di cantanti *slash* cacciatrici di demoni che beh, cantano e cacciano demoni per tutto il film.
Mia figlia Emma lo voleva vedere perché nella sua classe era una delle poche che non l’aveva ancora fatto (per nessuna ragione particolare: semplicemente non era ancora capitato), mentre noi l’abbiamo seguita per genuina curiosità nei confronti di un fenomeno di cui avevamo solo sentito parlare. Visto chi lo ha realizzato non è che avessi grandi dubbi sul fatto che sarebbe stato un bel film, ma non mi aspettavo di trovarmi davanti al prodotto culturale più rilevante dai tempi di Mad Max: Fury Road1.
Se anche lo avete ignorato fino ad ora (male), con la consacrazione istituzionale dell’Oscar è davvero arrivato il momento di recuperare.
Di cosa si sta parlando
Del film più visto di sempre su Netflix: racconta la storia di un gruppo di idol coreane (le pop star locali) che sono anche cacciatrici di demoni, e che proprio grazie alle loro canzoni e alla sintonia con i loro fan stanno cercando di creare uno scudo in grado di chiudere per sempre i demoni nel loro mondo. Il film è classificato come PG (che è l’abbreviazione di Parental Guidance Suggested), il che vuol dire che sarebbe meglio che i bambini non lo guardassero da soli, sia perché ha senso esserci per guidarli quando qualcosa non gli torna, sia perché essendo un capolavoro totale merita tutto il vostro tempo e la vostra attenzione. Dura poco più di un’ora e mezza e su Netflix lo trovate anche in una versione pensata apposta per il karaoke.
KPop Demon Hunters segue la tradizione dei film con le canzoni dentro nel miglior modo possibile, perché ogni momento musicale porta avanti la storia in modo coerente e arricchisce il mondo e la narrazione. Ma soprattutto, sono canzoni talmente ben prodotte e con un gusto talmente moderno che vivono anche al di fuori del film, tanto che diverse di loro sono arrivate nelle posizioni più alte delle classifiche mondiali.
L’idea del film è di Maggie Kang, una regista coreano-canadese (che aveva già lavorato al film di LEGO Ninjago e a Kung fu Panda 3) che lo ha diretto insieme a Chris Applehans. Le canzoni originali sono scritte e prodotte da nomi rilevanti dell’industria musicale coreana (lo dice l’internet e io lo prendo per buono) e tra le autrici ci sono anche EJAE, Audrey Nuna e Rei Ami, le voci delle tre protagoniste nelle parti cantate (spesso nei film con tante canzoni le doppiatrici del parlato non sono le stesse delle parti cantate), che dopo aver provato a sfondare nella musica ed essere state un po’ rimbalzate hanno trovato il successo globale con questa colonna sonora (awww).
Come se ne è parlato
Nel miglior modo possibile, e a ragione. Il film è uscito a giugno e da allora non ha smesso di essere visto e cantato. Si è fatto pure un giro aggiuntivo al cinema nella versione con il karaoke tanto era alto il desiderio delle persone di rivederselo e cantare tutti insieme come dei matti. Chi si sta mangiando le mani in questo momento è Sony, che lo aveva realizzato ma che poi non ci ha creduto abbastanza e lo ha “ceduto” (per 100 milioni di dollari, che con il senno di poi è proprio regalato) a Netflix, che ora è proprio lì che se la gode.
KPop Demon Hunters è uno di quei rari film che si può godere l’intera famiglia a diversi livelli: i bambini più piccoli apprezzano il tipo di animazione e la storia tutto sommato semplice da seguire, i pre-adolescenti come Emma iniziano a identificarsi con i punti di forza e debolezza dei personaggi, mentre gli adulti apprezzano il messaggio generale e tutti i rimandi e richiami più adulti. Insomma, la serata cinema in famiglia con questo è fatta e finita.
C’è anche tutta una parte legata allo star system e alle relazioni tra i protagonisti che non potrei spiegare meglio di quanto non faccia qua Emma:

Perché è importante
Intanto perché ha delle canzoni notevolissime che vi aiuteranno a rinfrescare la playlist dei bambini per i viaggi in macchina (una piaga di cui si dovrebbe parlare di più), e poi perché riesce a fare con grazia e un po’ di ingenuità quello che in pochissimi hanno fatto in un decennio di film sull’empowerment femminile e sui personaggi femminili forti, e cioè creare delle protagoniste con cui è facile empatizzare e connettersi. Rumi, Mira e Zoey sono personaggi forti (cacciano i demoni, per dire), ma non sono SOLO quello, come invece tante protagoniste femminili recenti: a volte sono goffe, a volte vogliono stare solo sul divano, vogliono sfondarsi di cibo e dopo averlo fatto sono liberissime pure di ruttare. Sono insomma più del solo ruolo narrativo che la sceneggiatura gli ha assegnato, ed è per questo che il film ha avuto un successo così fenomenale e trasversale: a tratti siamo tutti un po’ Rumi, Mira e Zoey (ma MAGARI).
Me ne accorgo anche dal modo in cui mia figlia ne parla: non si è fissata per esempio solo sulle canzoni, o sulla storia d’amore tra Jinu (il non-così-cattivo) e Rumi, ma proprio da tutto quello che KPop Demon Hunters mette in scena, come le gag simpatiche tra la boy band demoniaca rivale (i Saja Boys) e Mira e Zoey, i comprimari animaleschi che si vedono poco ma si dimenticano a fatica, la voglia di essere migliori per se stesse e non perché qualcuno dice di farlo o anche l’essere più aperte e oneste con le proprie amiche. C’è poi tutto un discorso legato al sentimento della vergogna che il mega-cattivo usa per manipolare i demoni e tenerli soggiogati che ovviamente i bambini non riescono a cogliere del tutto (faccio fatica io dopo anni di terapia, figuriamoci), ma quantomeno il film riesce a far passare in maniera organica il concetto che la vergogna è sempre qualcosa di negativo di cui dovremmo liberarci, e se anche solo Emma fa sua una parte di questo, io sono felicissimo.
Pure la rivalità tra protagoniste e gli antagonisti è quasi sana (certo, c’è questo fatto che una delle due parti sia composta da demoni che vogliono rubare le anime delle persone, ma sono dettagli) perché i Saja Boys sono così bravi che è impossibile non riconoscerglielo, e le tre cacciatrici validano il loro talento ballando irrefrenabilmente, il che impedisce al loro confronto di radicalizzarsi su tutti i piani possibili e si limita alle intenzioni, dandogli così più profondità.
Insomma, KPop Demon Hunters funziona su diversi livelli perché non si preoccupa di veicolare un messaggio solo per poter dire di averlo fatto, ma lo fa creando un mondo che è sia fantastico (nel senso di fantasy) che verosimile, e con i cui personaggi viene naturale identificarsi.
La sfida più grande
È però per me, non per Emma, e consiste nel non trasformare la passione in ossessione. O quantomeno nel farlo vedere il meno possibile. Io funziono in maniera tanto semplice quanto disfunzionale: quando mi appassiono a una cosa, che sia una serie, una canzone un film o un gioco, mi ossessiono fino a che non mi stufo e torno a un livello di normalità. Io ci ho fatto l’abitudine e so che devo arrivare al punto di rottura per passare oltre, ma non vorrei esporre troppo Emma a questo modo di affrontare le cose della vita, quindi cerco di contenermi, non sempre con grande successo. Non è facile per me farle capire che questa cosa ci appassiona entrambi in egual misura e che canto e vedo il film con lei perché mi piace genuinamente e non per qualche tipo di accondiscendenza genitoriale, ma non voglio nemmeno che sia lei a doversi sucare un padre che canta Golden a ogni ora del giorno e della notte.
Per chiudere:
Se vostra figlia o vostro figlio vi chiede di vederlo, fatelo.
Se vostra figlia o vostro figlio non vi ha ancora chiesto di vederlo, proponeteglielo voi.
Se non avete figlie o figli a) che coraggio a leggere questa newsletter, vi stimo e b) vedetevelo per conto vostro e basta.
Mettete tutte le canzoni nella vostra playlist.
sono una persona semplice: se qualcosa contiene una canzone orecchiabile o una blindocisterna, ha il mio amore incondizionato






Ma dai Zampa! Ero appena riuscita a uscire dal tunnel KpopDH! ☺️