Quando molti anni fa si parlava di sprite, si parlava degli elementi in movimenti nei videogiochi in 2D. Potevano essere i protagonisti o i nemici, l’astronave che eroicamente provava a salvare la galassia o il piccolo demone che ti si attaccava alle caviglie a tanto così dalla fine di un Wonder Boy. Da che mondo è mondo, gli sprite grossi facevano la felicità delle persone appassionate di videogiochi: i limiti hardware delle console e dei computer a 8 e 16 bit rendevano spesso irrealizzabile il sogno di avere sprite grandi e definiti come quelli che si vedevano in sala giochi, dove pure si era dovuto attendere un bel po’ prima di arrivarci. In questa puntata: sprite belli grossi, in giochi non per forza altrettanto riusciti.
Chakan The Forever Man non vi durerà molto
Debutto: Mega Drive - 8 dicembre 1992
Ecco the Dolphin e Chakan The Forever Man fanno cose molto differenti, in un periodo in cui l’idea della sperimentazione non è ancora entrata nel gergo dei videogiochi. Perché di confini e generi mainstream si parla a fatica e con un mercato tutto sommato piuttosto ristretto, nonostante l’esplosione delle console a 16 bit, osare non è poi così rischioso. Ecco the Dolphin e Chakan The Forever Man non condividono nulla sullo schermo, ma a spingere perché entrambi esistano è la stessa persona: Ed Annunziata.
Chakan The Forever Man parte da una serie di albi a fumetti e viene consegnato nelle mani di Recreational Software, che dopo una scissione del team (già al lavoro su Taz-Mania nello stesso anno), si ritrova come Extended Play. La lunga e verbosa sequenza introduttiva del gioco è quanto ereditato dalla vita precedente come pubblicazione a fumetti, mentre sullo schermo Chakan si adegua a uno stile piuttosto canonico: l’affascinante sprite del protagonista, condannato alla vita eterna e a combattere senza riposo, si muove attraverso quattro mondi alla ricerca di altrettanti signori del male. Quando non si salta, si lavora con le doppie spade di Chakan. E, molto più spesso, si finisce in qualche pozzo senza fondo che costringe a ricominciare dall’inizio.
Chakan The Forever Man non eccelle in nulla, se non nell’estetica e nella caratterizzazione. Quando ci si muove la rigidità dello spadaccino non trasmette mai sicurezza e quando si infilza con le spade la soddisfazione è moderata.
È difficile valutare Chakan. Può essere incredibilmente frustrante da giocare. Ma è anche intrigante quando riesci a farti prendere dal suo mondo.
Steve Keen - Computer and VideoGames1
Art of Fighting è mestiere o arte?
Debutto: Neo•Geo - 24 settembre 1992






