È successo il 7 marzo: Strider e...
Strider, UFO: Enemy Unknown, Ghost Recon Advanced Warfighter e I Am Alive.
L’eleganza, quella letale, è nel destino di Capcom. Lo è dal 1989, quando lo studio giapponese invia alle sale giochi Strider. È un gioco d’azione nuovo, tecnicamente illuminante e stilisticamente inarrivabile. Poco più di dieci anni più tardi la stessa Capcom farà qualcosa di simile con Devil May Cry (2001). Ma oggi ci concentriamo sull’Eurasia immaginata da Kouichi Yotsui.
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Debutto: Xbox 360 (Microsoft)I Am Alive è effettivamente vivo, e già questo è un buon risultato. O almeno un risultato. A quasi quattro anni dal primo annuncio, dopo averne spesi un paio senza mai dare alcuna notizia di sé e venendo, infine, passato dall’originale team di sviluppo francese di Darkworks alla filiale di Shangai di Ubisoft, I Am Alive è vivo. È un altro gioco, però. È passato dalla prima alla terza persona, anche se gli intenti rimangono gli stessi: raccontare il viaggio di un uomo alla ricerca della sua famiglia, in quel che resta di una metropoli dopo che “l’evento” ha sbriciolato la civiltà come la conoscevamo.
Nelle otto ore necessarie al completamento dell’avventura I Am Alive si dimostra molto più valido di tanti Survival Game molto più blasonati. Il costante mantenimento della tensione e le situazioni estremamente realistiche da affrontare continuamente rendono la produzione Ubisoft Shangai estremamente coinvolgente.
Andrea Vanon - Everyeye1
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Debutto: Xbox 360 (Microsoft)




