È successo il 24 gennaio: Macintosh e...
Macintosh, Solomon's Key 2 e Resident Evil 7 Biohazard.
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Debutto: PlayStation 4 (+ PSVR) (Sony), Xbox One (Microsoft), PC
Capcom cambia quasi tutto: nuovi i personaggi, nuova la storia, nuova la visuale in prima persona e nuovo pure l’orrore, che cerca ispirazione nei film found-footage e in interpretazioni più moderne del tema. Resident Evil 7 Biohazard rilancia la serie a oltre vent’anni dal debutto e a più di dieci dalla sua poderosa evoluzione in Resident Evil 4.
Resident Evil 7 Biohazard, che è anche la scusa con cui il gioco cambia definitivamente nome in Giappone (scegliendo quello da sempre adottato nel resto del mondo), mette da parte le macchinazioni dell’Umbrella e cerca di capire cosa sia successo ai Baker, una famiglia della città di Dulvey in Louisiana (USA), di cui non si hanno notizie da un po’.
Disfacendo e rifacendo tutto, Capcom riesce paradossalmente a recuperare l’essenzialità del primo Resident Evil (1996), dalla mia recensione:
Capcom ha messo da parte molte, per non dire tutte, le derive che avevano arricchito ma anche appesantito la serie in questi venti anni. Il risultato finale è un’avventura più corta, più secca, ma anche più efficace, terrorizzante come non mai, capace di richiamare alla mente la prima uscita ma senza arrotolarsi sul citazionismo più sterile e deprimente.
IGN1
Imparerete a distogliere lo sguardo, fissando lo schermo del telefono, quando aprirete una porta cigolante, così da ammorbidire l’effetto delle urla e del movimento di telecamera se qualcosa, dall’altra parte, vi prende la faccia.
Simon Parkin - The Guardian2
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