È successo il 22 giugno: Quake e...
Quake, Game Boy Advance, Castlevania: Circle of the Moon, Deus Ex, Ape Escape, Guitar Hero: On Tour e Final Fantasy XVI.
Oggi nel 2023
Debutto: PlayStation 5 (Sony)
{ di Alessandro Zampini }
Uno degli elementi ricorrenti più distintivi di Final Fantasy, forse la più famosa tra le serie antologiche del mondo dei videogiochi, sono i Chocobo, enormi polli disponibili in vari piumaggi che asservono al ruolo di mezzi di trasporto, e quindi, in buona sostanza, di cavalli. In Final Fantasy XVI si può addomesticare e cavalcare Ambrosia, un maestoso Chocobo bianco che rende le passeggiate nelle terre brulle del gioco quantomeno più veloci.
Di maestoso, nel sedicesimo capitolo della serie, c’è in effetti ben poco. È un gioco che prova a essere più piantato per terra del suo predecessore (una specie di road movie con 4 ragazzoni e una macchina volante), ma si preoccupa talmente tanto di convincere i suoi fan che la serie vuole tornare a prendersi davvero sul serio da risultare quasi privo di personalità.
Valisthea, il mondo in cui è ambientato il gioco, è un mondo che si ispira senza nasconderlo alle suggestioni delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, il che rende la scrittura della storia e dei personaggi molto più matura della media dei Final Fantasy, ma non per questo più profonda.
Il gioco realizzato da Naoki Yoshida (già producer di Final Fantasy XIV), è ottimo quando svecchia il sistema di combattimento senza preoccuparsi di rimanere troppo aderente al passato (non per niente è opera di Ryota Suzuki, che ha lavorato su Devil May Cry), ma troppo simile per ritmo e regia ai MMORPG tanto cari a Yoshida, per cui spesso ci si imbatte in quest inutili e ripetitive che sembrano dei filler inseriti tanto per far volume piuttosto che per raccontare una storia. Diciamo che non è stato questo il capitolo del rilancio, ma qualcosa di buono da tenere per i prossimi sicuramente c’è.
Final Fantasy 16 è protagonista di uno fra i più grandi paradossi mai incontrati nei videogiochi: si trova contemporaneamente vicinissimo e lontano dall’ideale livello di eccellenza che la serie non ha mai cessato d’inseguire nel corso della sua storia. È la migliore interpretazione della saga da tantissimi anni a questa parte, fondata su una trama vicina ai grandi classici, impreziosita da uno straordinario mondo di gioco, nonché popolata da un ricco cast di personaggi memorabili. Al tempo stesso, inciampa in un ritmo dell’esperienza a dir poco traballante e in una fitta cascata di sbavature, puntando tutto sulla gloriosa spettacolarizzazione dell’immaginario, ma dimenticando molti ingranaggi essenziali durante la ricostruzione.
Lorenzo Mancosu - Multiplayer1
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Oggi nel 2008
Debutto: Nintendo DS
Guitar Hero On Tour riesce nel compito apparentemente impossibile di trascinare la mania per i giochi musicali anche fuori casa e senza controller a forma di chitarra a disposizione. Lo studio Vicarious Visions si è occupato di ripensare l’esperienza di gioco e adattarla ai due schermi del Nintendo DS. Le sperimentazioni hanno portato al Guitar Grip, un accessorio che si inserisce nello slot per le cartucce del Game Boy Advance disponibile nel Nintendo DS e che aggiunge cinque tasti da tenere premuti mentre si utilizza uno stilo-plettro sullo schermo sensibile al tocco. Il Guitar Grip spinge a impugnare la console in maniera vagamente simile a come si farebbe con il collo di una chitarra. Il gioco funziona.
Stiamo progettando Guitar Hero: On Tour da zero, perché sfrutti al massimo il DS, così da unire l’inconfondibile stile di gioco con nuovi contenuti e possibilità concesse dal DS. Abbiamo preso tutto quanto imparato fino a oggi sul DS e lo stiamo spingendo fino al limite per creare un’esperienza di Guitar Hero che sia davvero innovativa.
Karthik Bala - CEO Vicarious Visions







