È successo il 15 agosto: Gone Home e...
The New Zealand Story, Geist e Gone Home.
A Natale. Il primo dell’anno. Il primo maggio. E quindi pure a ferragosto: Day One c’è sempre (almeno ancora per un po’, poi basta che ho sonno). Per una giornata di placidità assoluta, si spera, anche un gioco allegro e ricostituente come Gone Home. Come? Gone Home è uno di quelli che ti passa il cuore sulla grattugia a fori fini per il formaggio? Scusate, errore mio.
Risorse: Il podcast - Discord - Puntate di agosto - Archivio - D1 New Wave!Oggi nel 2013
Debutto: PCGone Home è il paladino del videogioco indipendente. È stato realizzato da Fullbright, un team formato da alcune delle persone che si sono affilate i denti su una mega produzione quale è BioShock 2, e con un’allestimento minimale prova ad affrontare temi solo vagamente avvicinati dai videogiochi “classici”. L’esplorazione di una villa è la molla che lancia verso la conoscenza di persone, esperienze e ragioni che vanno in direzioni del tutto inusuali.
Cioè, non potevamo permetterci [di costruire] un’intera città. Non avevamo un animatore per un personaggio. Abbiamo dovuto trovare un modo per far sì' che l’ambiente [funzionasse da solo] e abbiamo scelto la casa di una famiglia. In una casa ci sono innumerevoli testimonianze di chi l’ha abitata, di chi è e cosa gli è successo: ci siamo concentrati su questo e tutto il resto è nato da qui.
Steve Gaynor - Founder Fullbright1

[Gone Home] non è strano, anzi, è banale. Può suonare strano, ma in un settore dominato dai cliché della fantascienza e del fantasy, dalla violenza e dall’ossessione per l’eroismo, non è stata una città volante in mezzo alle nuove a toglierci il fiato, quanto più un ritorno a casa e l’esplorazione di quella casa, attraverso gli occhi di una persona estranea.
Christopher Grant - Polygon2
Giocaci oggi: Steam | Xbox | PlayStation | SwitchOggi nel 2005
Debutto: GameCube (Nintendo)




