È successo il 14 giugno: The Last of Us e...
Altered Beast, Donkey Kong, Child of Eden e The Last of Us.
Ogni giorno, tutti i giorni dell’anno, Day One propone una selezione di cose già successe tra i videogiochi: dal 1980 al 2015, dieci anni fa. Ci sono soprattutto le uscite dei giochi, i debutti di quelle che diverranno serie o alcuni ritorni degni di nota, ma anche i lanci delle nuove console o le loro rivisitazioni. E in fondo, un veloce approfondimento. Ogni tanto potresti anche trovare il commento di un ospite.
Risorse: Il podcast - Discord - giugno - Tutte le puntateOggi nel 2013
{ di Francesco Fossetti }
La conferenza PlayStation dell’E3 2012 non fu una bella conferenza. Sony stava arrivando alla fine di una generazione difficile e confusa, senza aver superato la crisi d’identità che si portava dietro da anni. Sul palco dello show si vide un po’ di tutto: una PS Vita tenuta in piedi quasi per accanimento terapeutico, i PlayStation Move pensati per proiettare PlayStation nel mondo del motion gaming (non l’avevano mai fatto e le cose non sarebbero cambiate), Wonderbook (un libro che permetteva di giocare con favole in realtà aumentata), e persino PlayStation All Stars, un brawler game che è sempre sembrato la brutta copia di Super Smash Bros. C’era anche David Cage, su quel palco, a presentare Beyond: Two Souls, ovvero il punto più basso di una carriera da sceneggiatore che non è mai stata troppo brillante.
Nonostante tutto, io quella conferenza me la ricorderò per sempre. Per chiudere la carrellata di giochi mostrati in quel di Los Angeles, fu proiettato un lungo video gameplay del primo The Last of Us. Oltre sette minuti di gioco in presa diretta: senza montaggio, senza commento. Così, giusto per farvi capire quanto sia cambiato (in peggio) il modo di fare comunicazione nel mercato videoludico: oggi queste cose non succedono più.
Io non avevo mai visto nulla del genere. In quei sette minuti The Last of Us ti presentava un mondo spietato e senza speranza, un mondo rotto dentro. Mi ricordo, più di ogni altra cosa, dell’ultima fucilata che ferocemente chiudeva il filmato: atroce, inumana, sparata a bruciapelo sulla faccia di un predone che stava implorando pietà.
Oggi farebbe forse meno impressione, ma dieci anni fa questa crudezza non era comune nel mondo videoludico; soprattutto nei giochi sviluppati direttamente da PlayStation, che un occhio di riguardo per il gaming in famiglia l’aveva sempre avuto. Passare da quel guascone scavezzacollo di Nathan Drake alla furia cieca di Joel non era cosa da poco. Oltre al video, quindi, ricordo il silenzio di una platea ammutolita e attonita, il lieve brivido che corre lungo le braccia quando capisci di aver assistito a una scena epocale.
E The Last of Us, alla fine, epocale lo fu per davvero. Un anno dopo, il 14 giugno 2013, mettevamo le mani su un gioco che ti prendeva a pugni fin dal principio, nel corso di un incipit portentoso, e continuava imperterrito a lasciarti ferito, desolato, correndo verso un finale calcolatissimo nei tempi, nella regia, nei silenzi.
Due cose mi colpirono fin da subito, di The Last of Us: in primis il suo totale disinteresse a innescare quel processo empatico per cui di solito ci si immedesima nel protagonista. Joel non era un eroe positivo e neppure il classico anti-eroe sopra le righe: era un figlio di puttana che aveva solo risentimento per la vita, per gli altri, per il mondo; un sopravvissuto egoista con cui era davvero difficile entrare in sintonia. Sei anni dopo questa scelta fu portata alle estreme conseguenze in The Last of Us: Parte II, finendo per rappresentare l’elemento centrale della poetica di Neil Druckmann, che aveva così ribadito che come si leggono protagonisti sgradevoli, è possibile anche giocare protagonisti sgradevoli. Per il videogioco era una cosa nuova.
Non c’era solo Druckmann, al timone della sceneggiatura di TLOU (un acronimo che, lo ammetto, mi ha sempre fatto un po’ schifo), ma anche Bruce Straley, a cui si deve quell’approccio meravigliosamente sintetico che la scrittura del secondo capitolo non ha mai avuto (nel frattempo Straley aveva lasciato Sony dopo i lavori sugli ultimi Uncharted). Quando ebbi la fortuna di intervistarlo mi raccontò di aver studiato un sacco sui manuali di Tarantino, e di aver scritto The Last of Us seguendo uno specifico principio: ogni scena doveva “cominciare tardi e finire presto” (get in late, leave early). Da Pulp Fiction ad Anatomia di una Caduta, passando per diverse puntate di Breaking Bad, questo è un principio di “ecologia della sceneggiatura” votato ad aumentare il senso di curiosità e la partecipazione, eliminando il superfluo e lasciando allo spettatore il compito di “colmare i vuoti” quando ha tutti gli strumenti e le informazioni per farlo. Eccolo quindi, il secondo aspetto di The Last of Us che mi aveva spiazzato: questa sua tendenza a sbatterti in faccia il nero violento dello schermo, a interrompere le scene all’improvviso, per ribadire che da quel punto in poi non serviva aggiungere nient’altro, tanto le cose sarebbero potute andare in un modo soltanto.
Quando uscì, The Last of Us non fu solamente il nuovo metro di paragone della narrativa videoludica e della recitazione digitale, ma anche il gioco che segnò – finalmente! - l’uscita di PlayStation da quella crisi d’identità di cui raccontavo, e caratterizzò la fine di una generazione cominciata malissimo ma “ripresa per i capelli” proprio negli ultimi anni del suo ciclo vitale. Per Sony fu il simbolo della rinascita, per il mercato l’esempio di quello che potevano fare i team interni di PlayStation. Per milioni di giocatori, una storia indelebile.
Giocaci oggi: PlayStationOggi nel 2011
Debutto: Xbox 360 (Microsoft)Ubisoft riconosce nella creatività di Tetsuya Mizuguchi (Space Channel 5, Rez, Lumines) lo strumento ideale per mettere a frutto le potenzialità del Kinect, il controller-senza-controller che Microsoft ha lanciato nel 2010 per il suo Xbox 360. Child of Eden è la risposta del team di Q? Entertainment, diretto dal ludomusicologo del Giappone Mizuguchi, e promette un massaggio multisensoriale da sperimentare, volendo, anche con un controller tradizionale. La struttura è ancora quella dello sparatutto su binari, ma il vestito arcobaleno (e quasi-lisergico) è per forza di cose meno sorprendente rispetto a Rez. Non che questo possa impedire in qualche modo a Child of Eden di infilarsi nelle reti neurali del suo pubblico e di farsi apprezzare come uno tra i migliori nel suo genere.
[…] è come lavorare su una scultura musicale e su una scultura in movimento. Capisco che possa suonare come un concetto molto astratto, ma cambiando anche di pochissimo gli effetti sonori, l’intera esperienza [del mondo di gioco] cambierebbe radicalmente. Per ottenere la sensazione di sinestesia che cercavamo, abbiamo passato tanto, tanto, tanto tempo perfezionando questi aspetti assieme al team audio.
Tetsuya Mizuguchi - Director Q? Entertainment1
Giocaci oggi: XboxOggi nel 1994
Debutto: Game Boy (Nintendo)Donkey Kong is here! No, non sul Super NES. Cioè, anche sul Super NES, tra poco, con quel pezzo di futuro riconfezionato che la Rare sta per offrire alla morente generazione a 16 bit con Donkey Kong Country. No, Donkey Kong è anche in Donkey Kong per Game Boy. Due scimmioni: uno inglese, molto inglese e l’altro perfettamente giapponese.
Sull’ormai scricchiolante console portatile di Nintendo nasce una rilettura profondamente espansa del classicissimo del 1981. Circa 100 livelli (proprio quello che promette anche Donkey Kong Country), in cui Mario torna a sfidare Donkey Kong per mettere al sicuro la bella dama, Pauline. Non ci sono solo barili da saltare, ma chiavi da recuperare e serrature in cui infilarle. Azione e strategia, mani veloci e cervello tirato a lucido, per quello che potrebbe essere uno degli ultimi momenti di gloria del Game Boy.
Giocaci oggi: SwitchOggi nel 1988

Debutto: arcadeAltered Beast porta in sala giochi lo scontro divino tra Zeus e il demone Neff. È una scusa, architettata senza troppa cura, per mettere assieme un picchiaduro che non prende nessuno alla sprovvista, ma che ha muscoli a sufficienza per strappare via più di una moneta dalle mani di chi gli gira attorno. Il bisteccone protagonista può trasformarsi in una bestia ancora più brutale e ogni livello garantisce una mutazione differente e spettacolare. Si arrivano a tirare certe pizze infernali che Neff finirà per ricordarsele per nove gironi.
Vale la pena farci una partite anche solo per le trasformazioni.
Philip King, Mark Caswell - Crash2
Giocaci oggi: Steam | Switch | Xbox | PlayStationPer non parlare di…
Psi-Ops (2004), Fallout Shelter (2015).
Qualcosa in più…
Siamo entusiasti di poter finalmente svelare The Last of Us, un progetto a cui il team sta lavorando duro da molto tempo. La missione di Naughty Dog è cambiare il modo in cui le persone fanno esperienza dei videogiochi. Siamo convinti che The Last of Us farà fare un salto in avanti al videogioco cinematografico e al modo di raccontare storie, dando ai giocatori un’esperienza diversa da quelle proposte dalla concorrenza.
Evan Wells - Co-presidente Naughty Dog (presentando il gioco nel 2011) /
Donkey Kong fu il primo gioco a sfruttare le capacità del Super Game Boy, l’adattatore che rendeva possibile utilizzare le cartucce del Game Boy sul Super NES e quindi visualizzare i giochi sul televisore. Il Super Game Boy aveva infatti la capacità di sostituire le poche gradazioni di verde-grigio pensate per lo schermo monocromatico della console-a-mattonella, con dei colori veri e propri. /
Il gruppo house Phuture di Chicago, a cui viene accreditata la creazione del genere acid, nel 1992 pubblicò il singolo “Rise from your grave”, campionando la battuta che Zeus recita all’inizio di Altered Beast. Il pezzo è ancora piuttosto godibile.
…e un fatto di oggi, da GamesIndustry.biz
14 giugno 2004: Xbox 2 farà bene. Jeff Griffiths, presidente della catena Electronics Boutique, è convinto che la seconda generazione di console a marchio Microsoft farà molto bene. “Sì, possono arrivare ad avere il 30% del mercato. Credo che qualsiasi cifra inferiore sarà per loro una delusione. Se riusciranno a uscire prima di Sony, se avranno la gamma di esclusive che Sony ha avuto per PS2, credo proprio che avranno modo di ottenere una fetta di mercato che gli garantirà la leadership.
Per maggiori informazioni: “Xbox 2 potrebbe avere il 30% del mercato - Presidente di EB” - GamesIndustry.biz
Fast forward: nel 2014 Microsoft comunicò di aver venduto 84 milioni di Xbox 360, il nome con cui venne commercializzato nel 2005 quello che era stato discusso dalla stampa come “Xbox 2” (o “Xbox Next”, tra gli altri).. Ancora oggi è di gran lunga il miglior risultato del marchio Xbox nel settore delle console.
Legenda: [WC] Wild Card - Ha debuttato questo mese, ma il giorno esatto non è noto.May the king of gloom / Be forever doomedOttobre 1988 (#57)








Fossetti come al solito non ha il doni della sintesi. 😂
Bellissimo contributo.
Bella analisi per TLOU!