È successo il 1° luglio: Dino Crisis e...
Dragon's Lair, Last Battle, Zero Wing, Dino Crisis e Tekken Tag Tournament.
Come si sta a luglio? Che faccia ha una giornata del luglio del 2025? Se siete qui e quindi se siete iscritti a Day One, potete iniziare a dire che ha il muso duro di un velociraptor di Dino Crisis o il pugno chiuso di una papagna in piena mascella di Law in Tekken Tag Tournament. Ha i problemi di comunicazione di Zero Wing e la desolante sensazione di occasione mancata di Last Battle. E poi ha anche i 37 gradi milanesi di un pianeta che brucia, olè!
Risorse: Il podcast - Discord - Puntate di luglio - ArchivioOggi nel 1999
Debutto: arcade
Namco porta in sala giochi Tekken Tag Tournament, più un ritrovo di famiglia che un seguito. Nel gioco, di nuovo animato dalla scheda System 22 che ha spinto fino all’eccellenza i primi tre capitoli, ci sono tutti i combattenti che si sono menati fortissimo negli ultimi quattro anni. Il sistema a squadre funziona in maniera radicalmente differente da quanto visto altrove (dove con “altrove” si intende “nella serie Vs. di Capcom). Qui le squadre da due possono alternare il combattente in azione in qualsiasi momento, attraverso il comando “tag”, e la sconfitta di uno solo dei due porta al trionfo degli avversari.
Debutto: PlayStation (Sony)
In Dino Crisis c’è un’isola piena di dinosauri che hanno iniziato a masticare i pochi umani rimasti nei paraggi. Il pretesto narrativo non sarà il massimo, ma Capcom è convinta di poter applicare la formula di Resident Evil anche a un gioco dallo stile più dinamico e veloce. Questo non vuol dire che in Dino Crisis, diretto di nuovo da Shinji Mikami, siano scomparsi del tutto gli enigmi. O che a spadroneggiare non sia la sensazione di poter essere azzannato da un momento all’altro.
Di Dino Crisis è protagonista Regina, dai capelli rossi e il grilletto molto facile: il suo arsenale potrà contare su gingilli come fucili e lanciagranate. Il team ha puntato su un’ambiente di gioco completamente 3D e il passo in avanti tecnologico, rispetto ai due Resident Evil già pubblicati, è evidente.
Nei giochi di Resident Evil gli zombi ti fanno venire paura poco per volta, ma in Dino Crisis i nemici sono molto più veloci e intelligenti. Se fuggi da una stanza non puoi comunque dirti al sicuro, perché i dinosauri riescono ad aprire le porte. E ti inseguiranno. A differenza di Resident Evil, questo è un gioco che incute costantemente terrore.
Shinji Mikami - Director Capcom1
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Oggi nel 1989
Debutto: arcade
“Catch, shoot + Beat Them Down!”, prendi, spara e falli fuori: potrebbero essere queste le poche parole che rimarranno di Zero Wing nella storia. Non è il migliore sparatutto di sempre, ma la giapponese Toaplan dimostra comunque di sapere dove mettere le mani. Dai classici come Gaplus viene presa in prestito l’idea di poter rapire un’astronave aliena, ma qui la si utilizza unicamente come barriera per attutire un colpo. A differenza dell’interpretazione che va per la maggiore, poi, Zero Wing prevede sempre e comunque una configurazione dell’astronave base che è accompagnata da due unità satellite. I nemici grandi quanto l’intero schermo ci sono e se anche le tre armi a disposizione non sono bilanciate al meglio, gli si può comunque regalare qualche gettone senza sentirsi truffati.
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Debutto: Mega Drive (Sega)
Last Battle è un gioco del Kenshiro, ma di sicuro non “il” gioco del Kenshiro. La sorte è la stessa che deturpò il primo videogame d’azione che Sega dedicò alla serie Hokuto No Ken, quella volta Black Belt per il Mark III. L’impossibilità di appoggiarsi alla licenza della serie di Tetsuo Hara e Buronson, obbligò a modificare il nome di tutti i personaggi e poi anche dei giochi. Ma se Black Belt aveva una sua dignità, Last Battle (新世紀末救世主伝説 北斗の拳 in Giappone) era brutto e deprimente a prescindere dai cavilli legali. Quando venne pubblicato in tutto il mondo, accompagnando l’uscita del Mega Drive negli Stati Uniti e in Europa, impartì una brutale ma necessaria lezione a una generazione di (amabilmente) invasati dell’anime: è assolutamente possibile che un gioco sia molto bello sulle riviste e assolutamente insalvabile una volta arrivato a casa.
Il team che se ne occupò mise in piedi una sorta di picchiaduro a scorrimento incapace di qualsiasi guizzo e su cui gravava fin da subito un conto alla rovescia che portava a morte certa entro pochi minuti. Sono quelli che bastavano per pentirsi dell’acquisto, di tutte le uscite arroganti fatte a scuola (“che io ho preso il gioco del Kenshiro”) e per ripromettersi di non fidarsi mai più delle immagini stampate sul retro della confezione, o altrove. Ultimo ma non ultimo: le versioni per USA ed Europa, drenate di qualsiasi forma di violenza digitale, riproponevano l’improponibile filosofia dei nemici che volano via una volta colpiti. La stessa già vista in Vigilante (Irem, 1987) e non solo. Lo svirgolo finale su una torta al cioccolato.
Oggi nel 1983
Debutto: arcade
Un malvagio stregone ha catturato la figlia del Re e la tiene prigioniera nelle caverne sotto al castello. Il campione del Re, Dirk il coraggioso, dovrà aprirsi la strada tra le trappole e i mostri dello stregone, uccidendo infine un drago e portando in salvo la principessa.
Dal materiale promozionale di Dragon’s Lair
All’Amusement Operators Expo della primavera del 1983 Cinematronics presentò una versione preliminare di Dragon’s Lair, un videogioco che qualche mese dopo avrebbe lasciato appassionati e curiosi senza fiato e con ancora meno monete. Quando il mobile con Dragon’s Lair iniziò a diffondersi nelle sale, negli angoli dei bar e negli ingressi dei ristoranti, il marchio che portava era Starcom, sotto cui si riunirono lo studio Don Bluth Animation (dell’omonimo artista, accompagnato da altri che, come lui, avevano un recente passato in Disney), RDI Video Systems che di fatto realizzò il videogioco e l’editore Cinematronics.
Dragon’s Lair è stato il primo videogioco su Laser Disk, l’unico formato che consentì ai 22 minuti di animazione realizzati da Don Bluth e colleghi di essere riprodotti a pieno schermo, illudendo per un momento che il futuro dei videogiochi fosse arrivato con vent’anni di anticipo. Ogni sequenza animata si concludeva con la richiesta a chi giocava di muovere il joystick in una direzione o premere il pulsante: solo l’input corretto, da intuire basandosi sugli eventi ritratti, avrebbe evitato la morte di Dirk. Secondo Starcom le 38 stanze che il campione deve oltrepassare possono essere percorse in circa sei minuti, a patto di non commettere alcun errore.
Giocaci oggi: Steam | Xbox | PlayStation | Switch
Per non parlare di…
Tekken 4 (2001).
Qualcosa in più…
Complice la popolarità dell’anime di Kenshiro, vennero realizzate molte conversioni di Last Battle. Per Commodore 64 e Amiga se ne occupò Elite, che riportò l’edizione occidentale per il Mega Drive in maniera purtroppo molto fedele (e quindi eliminando le esplosioni sanguinolente dei nemici). Ne furono annunciate anche due conversioni per Atari ST e PC, ma non furono mai messe in commercio.
…e un fatto di oggi, da GamesIndustry.biz
1° luglio 2010: World of Gratis. In futuro World of Warcraft potrebbe adottare un modello commerciale “free to play”. Lo ha detto Tom Chilton, Lead Designer di Blizzard sul gioco, alla redazione di PC Gamer: “in futuro potrebbe non avere più senso mantenere un abbonamento a pagamento”. Chilton ha chiarito velocemente che “non è un argomento su cui stiamo discutendo molto. Non è qualcuno che succederà nel prossimo futuro”.
Per maggiori informazioni: “Blizzard riflette su un World of Warcraft free to play” - GamesIndustry.biz
Fast forward: World of Warcraft richiede ancora oggi, a più di vent’anni dal lancio, un abbonamento a pagamento.
Legenda:
[WC] Wild Card - Ha debuttato questo mese, ma il giorno esatto non è noto.Never smelled aroma of diploma, but I write the deep-ass rhymesMaggio 1999 (#71)








Quel maledetto T-Rex nell’ufficio. Il gioco sfuma nella memoria ma l’infarti che mi fece prendere quel T-Rex me lo ricordo ancora oggi.