Cronaca di una morte annunciata
Questa settimana: Xbox si prepara a un altro bagno di sangue, GTA VI esce per davvero a novembre e un gioco che si ispira a Zelda molto bello.
I primi mesi Asha Sharma a capo di Xbox sono stati da manuale. Ha abbassato il costo mensile del Game Pass, assicurato che ci sarà un nuova console Xbox, promesso che sarebbero arrivati grandi giochi, riportato le esclusive sulla console e pure cambiato il logo facendolo tornare verde. Nulla di tutto è strutturale, anche perché di sostanza ce n’è ben poca: fino ad ora sono state tutte operazioni poco più che cosmetiche, utili ad accreditarsi nei confronti di un’utenza diffidente che vuole che tutto cambi senza che effettivamente cambi qualcosa.
Ma prima o poi i conti con la realtà si sarebbero dovuti fare, ed ecco che Asha Sharma passa dall’essere amica del popolo ad amica del consiglio di amministrazione (dalla quale per inciso è pagata, non è che ci si possa aspettare tanto di diverso), e quindi via con la promessa di un altro sanguinoso giro di tagli condito dall’ormai scontata promessa di un “reset”, cioè un rimpasto dai contorni quasi magici che possa, non si sa ancora come, rendere Xbox nuovamente interessante per il pubblico ma soprattutto profittevole.
Il mercato però, soprattutto in una fase di contrazione degli investimenti, non ha voglia di aspettare, e quindi fa quello che ci si aspetta da lui: premia la riduzione dei costi perché porta nel breve periodo all’aumento dei margini, e chissenefrega se riduce senza appello le possibilità di avere una visione a lungo termine, a quella penseranno i broker del futuro, non quelli attuali. E quindi si arriva ad oggi, con tre tra i più apprezzati studi di Microsoft di fatto in liquidazione e a rischio chiusura come Ninja Theory (Hellblade), Double Fine (Psychonauts, Keeper) e Compulsion Games (South of Midnight) più chissà quanti altri sviluppatori a rischio, perché i “reset”, alla fine, sempre su di loro ricadono.
Io auguro genuinamente a Sharma di riuscire nella sua impresa, e non perché abbia per lei una particolare simpatia (come non ce l’ho per nessun executive), ma perché all’industria servono degli editori in salute che possano investire sugli sviluppatori e sul loro talento, anziché acquisirli come fossero delle figurine e poi mollarli in mezzo alla strada perché non hanno mai avuto la minima intenzione (o capacità) di guidarli o valorizzarli come avrebbero meritato. Davvero mi auguro che finalmente Xbox trovi una sua identità e prosperi, ma non vedo come questo possa succedere con una leadership così miope, scollegata dalla realtà dell’industria che vorrebbero dominare e assolutamente incapace di elaborare una strategia che sia una.
E poi rispettarla.
Sulla questione dice la sua anche Shawn Layden, che è stato per anni un pezzo grosso di PlayStation.
Rockstar Games ha annunciato l’apertura dei preordini di GTA VI (25 giugno) mostrando la copertina del gioco, che nonostante la mia grande diffidenza, esce davvero a novembre. Tra l’altro, anche questa volta c’è un elicottero nel primo riquadro in alto a sinistra, pensa te.
OtherSide Entertainment, lo studio di Warren Spector (Ultima Underworld, Thief: The Dark Project, System Shock 2, Deus Ex) ha cancellato Argos: Riders on the Storm, licenziando i 17 sviluppatori che ci stavano lavorando.
Crystal Dynamics spiega perché il remake del primo Tomb Raider che sta sviluppando è un gesto d’affetto nei suoi confronti e non un tentativo di sostituirlo.
Ancora su Microsoft: nel caso proprio non digeriate la gestione scellerata di Xbox, qua trovate un po’ di alternative nel caso decideste di andare all-in e boicottare.
Thatgamecompany, lo studio di Jenova Chen che ha creato Flow, Sky: Children of the Light e soprattutto Journey, ha compiuto vent’anni.
In una delle tante interviste di questi giorni, il game director di Final Fantasy VII Revelation ha detto una cosa sacrosanta: tenere troppo in considerazione le opinioni del pubblico porta alla creazioni di prodotti senza carattere. Sarebbe davvero ora che chi produce prodotti culturali, siano essi film, serie TV o videogiochi, lo faccia portando avanti la sua idea, giusta o sbagliata che sia, e non si limiti a cercare di accontentare tutti, o peggio ancora, scontentare nessuno.
È uscita una nuova puntata del podcast di Day One, che parla, con la sua consueta approssimazione di uno dei giochi più importanti degli ultimi decenni. La potete ascoltare qua su Substack, ma pure su Spotify o dove preferite.
Questo è il mese del pride, quindi tanto per cominciare ecco il link al bundle che itch.io gli ha dedicato, che raccoglie centinaia di giochi creati da sviluppatori queer che riceveranno gran parte dei proventi. C’è bisogno di sostegno, perché nel mondo i casi di censura nei confronti dei videogiochi con tematiche LGBT sono in costante aumento. E come ogni anno poi vi ricordo che sì, il Pride ha ancora senso.
Non voglio dire che fosse già scritto, ma che il gioco di Netflix dedicato ai mondiali avrebbe potuto essere una chiavica era abbastanza probabile. E infatti lo è.
The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un gioco di avventura ispirato (molto) a Zelda e realizzato con quel delizioso stile HD-2D inventato da Square Enix e utilizzato per la prima volta in Octopath Traveler. Oltre a essere bellissimo da vedere, sta anche piacendo molto. Sarà il mio gioco dell’estate.
Presentare un trailer alla Summer Game Fest deve essere il punto di partenza di una campagna di marketing, non il punto di arrivo.
Il James Bond di IO Interactive è un figo, e nella migliore accezione possibile.
Poncle, lo studio di Vampire Survivor, sta riconsiderando la sua collaborazione con Epic Games dopo che questa ha spiegato quanto pesante ci vuole andare giù con gli asset creati con l’intelligenza artificiale. Bravoni.
A posto così, al prossimo barile!



