Crescere con i videogiochi
Cosa vuol dire avere dei figlio che vogliono diventare videogiocatori
Il 22 settembre del 2017 sono diventato genitore per la prima volta, ma mi sono davvero sentito un papà solo qualche mese dopo, quando abbiamo iniziato a giocare. Quando però ha iniziato a interagire, e a giocare, beh, le cose sono cambiate.
Avanti veloce allo scorso Natale: sotto all’albero, Emma e Elia, cioè i miei figli, hanno trovato la loro prima console.
Cross Gen vuole raccontare come nasce (e se nasce) un giovane videogiocatore e come si trasforma e cambia (se cambia) la vita di un bambino che inizia a videogiocare così come quella del genitore che li guida. Siamo la prima generazione di genitori che conoscono i videogiochi, che sanno cosa sono, quali sono i loro pregi e i loro difetti, e che possono aiutare i propri figli fornendogli degli strumenti adatti a vivere questo tipo di esperienze nel modo migliore possibile.
Non vuole essere in nessun modo una guida (perché se c’è una cosa che ho imparato da genitore è che esistono spiegazioni e consigli validi, ma mai guide) su come si fa qualcosa, ma solo il racconto di quello che abbiamo deciso di fare noi e del perché lo abbiamo fatto.
Essere genitore è un continuo compromesso tra quello che sai che è giusto fare perché l’hai letto o sentito da qualche parte e il desiderio di sopravvivere a un’altra giornata, soprattutto all’inizio. Ognuno ha il diritto di trovarsi l’equilibrio che vuole attraverso i compromessi che ritiene opportuni: su questi argomenti, in questo posto, vige la regola del “come fai, fai bene”.
Cross Gen, in sostanza, è il racconto di come i miei bambini hanno iniziato a videogiocare, delle decisioni che ho (abbiamo) preso, del perché le ho (abbiamo) prese, ma soprattutto delle loro reazioni, di cosa gli piace e non gli piace, di come in generale vivono questa nuova esperienza. Ci saranno anche però indicazioni più pratiche, come la spiegazione di cosa sono e di come si possono usare i sistemi di parental control, come funzionano le piattaforme pensate per i ragazzi come Roblox o Fortnite, e magari anche il racconto di altri genitori i cui figli videogiocano, così come di esperti, pedagogisti o psicologi. E ci saranno poi ovviamente i giochi: quelli che gli sono piaciuti (e perché) e quelli con cui proprio non c’è stato verso.



